Qualche cenno sull'argomento:

Nominata nel Codice degli Statuti duecenteschi, la fontana di Gurusele o Gurusello è stata nel corso dei secoli oggetto di cure e manutenzioni da parte della città di Sassari. Non si conosce la forma che dovette avere nel Cinquecento, ad eccezione del fatto che l’acqua fuoriusciva attraverso dodici cantaros di bronzo. In seguito ad una delibera municipale del 1604 e ad una tassazione della cittadinanza, fu possibile un intervento di radicale trasformazione del precedente monumento che tra il 1605 ed il 1606 assunse il volto che in buona parte ancora oggi conserva e che si può vedere raffigurato nel quadro del Bilevelt conservato nella Chiesa di S. Caterina. Realizzata secondo i dettami di un Manierismo severo sotto Filippo III, la fontana si configura come una allegoria del fluire del tempo espressa attraverso una simbologia che richiama, con le sue quattro statue, le stagioni, mentre le dodici bocche da cui fuoriesce l’acqua rappresentano i mesi. In seguito ai danneggiamenti inferti alla fontana durante i moti antifeudali del 1795, nei quali furono distrutte tre delle quattro statue originarie, nel 1828 si fecero realizzare in bottega ligure dal marmoraro carrarese G. Perugi le statue delle stagioni oggi visibili.