Qualche cenno sull'argomento:

CARTEC – Cava Arte Contemporanea – è un luogo dinamico, un’officina, un cantiere dedicato al contemporaneo e ai progetti di arte pubblica che promuove significative ricuciture del tessuto urbano con inattese aperture ad analoghi contesti e scenari nazionali e internazionali. Lo spazio è quello dei grottoni adiacenti la Galleria Comunale d’Arte che, posti alla base del ripido costone roccioso che delimita il colle di Buoncammino, si affacciano nei Giardini pubblici. Si tratta di grotte artficiali realizzate in epoca medievale per l’estrazione di blocchi di pietra con i quali si è costruita la città più antica. È, dunque, un luogo della memoria, caro ai cagliaritani. Durante la Seconda Guerra Mondiale vennero utilizzate come rifugio antiaereo e, nell’immediato dopoguerra e fino agli anni Sessanta, come abitazione dai tanti senzatetto che persero la casa durante i terribili bombardamenti del 1943. Gli ambienti ampi e comunicanti fra loro sono stati restituiti alla Città nel dicembre del 2015, recuperati con un intervento conservativo che ha agito senza modificare in alcun modo la natura del luogo, i suoi elementi tipologici e strutturali. La rifunzionalizzazione degli spazi è stata, infatti, affidata alla scelta di arredi totalmente reversibili che costellano il percorso senza rompere la fluida continuità degli ambienti ipogei. Legno, acciaio e vetro adeguano la propria essenza alla natura del luogo, autonomi, quasi sospesi rispetto all’involucro roccioso che diventa la naturale estensione degli spazi espositivi dei Musei Civici (qui durante la guerra trovarono riparo anche le opere della Collezione Civica d’Arte). Spazio creativo e laboratorio di idee, CARTEC è un luogo dove sperimentare un’integrazione di intenso impatto emotivo, tra gli ambienti secolari scavati dall’uomo e l’arte contemporanea, dove accorciando la distanza con il passato si può ritrovare il senso del nostro vivere. Inaugurato con la performance – installazione di Maria Papadimitriou A man from the South – between two worlds, ispirata a Gramsci, attualmente lo spazio ospita la mostra The Cave, frutto della residenza artistica di Cristian Chironi.La storia del Museo inizia il 22 luglio del 1914 quando, con una lettera al sindaco Ottone Bacaredda, il collezionista cagliaritano Stefano Cardu offrì in dono alla città una parte della sua collezione di oggetti d’arte e armi orientali, raccolta durante la lunga permanenza nel Siam. Nel 1918 la sala del nuovo Palazzo Civico che ospitava la collezione, arricchita dagli oggetti rimasti di proprietà del Cardu, venne aperta al pubblico; il ricavato dei biglietti d’ingresso, per volere del munifico donatore, venne devoluto agli orfani di guerra. Dopo diverse vicissitudini, nel 1923 si giunge ad una transazione con il Comune di Cagliari che diventò proprietario di tutta la collezione, oggi esposta nelle sale della Cittadella dei Musei. Nell’attuale allestimento il museo presenta una notevole varietà di pezzi artistici di origine e di culture asiatiche differenti. Tuttavia è individuato come Museo d’Arte Siamese per evidenziare che la parte preponderante degli oggetti è di tale provenienza, ed è proprio questa caratteristica a dare alla collezione peculiarità e unicità. Accanto a oggetti d’arte di tema religioso sono esposti oggetti d’uso domestico, preziosamente lavorati, che costituiscono un’interessante rassegna dell’alto livello della produzione artigianale raggiunto in questi luoghi. Tra le porcellane emergono quelle cinesi del periodo MING e dei primi imperatori QING; tra gli avori quelli giapponesi, prevalentemente del XVII secolo, notevoli per bellezza di forma, qualità, decorazione, ornato e per l’impeccabile tecnica esecutiva. Una importante sezione del Museo è dedicata alle armi tra le quali prevalgono i pezzi di lusso, realizzati con abbondante uso d’argento. Si tratta prevalentemente di armi destinate solo alla parata. Spiccano le lance della guardia reale siamese e un paio di rare “lance di stato” della Malacca. Caratteristici sono i pungoli da elefanti, talvolta utilizzati come armi. Un piccolo gruppo a sé è costituito dagli oggetti di uso rituale, in particolare i “pugnali da esorcismi” impiegati nella medicina tradizionale.