Qualche cenno sull'argomento:

L’edificio all’angolo tra piazza Eleonora e piazza Martini, oggi sede dell’ufficio tecnico, era il Palazzo di Città e, secondo le magistrature che si sono succedute, del Podestà. La sua lunga storia ha inizio nel XV secolo. il 15 maggio 1481 il Procuratore Generale concedeva in enfiteusi ai consiglieri di Oristano una casa distrutta, situata dentro le mura della città, per costruirvi la Casa del Consiglio. Prima della costruzione di questo fabbricato le riunioni consiliari si tenevano nella chiesa di San Vincenzo, dove si svolgono attualmente, e dove si sono svolte anche dal 1535 al 1536. Nel 1540 si ha notizia della costruzione della Casa di Città, la quale fu inaugurata nel 1563 come ricorda una lapide affissa all’interno dell’edificio, tutt’ora visibile. Il 13 novembre del 1554 il Viceré de Heredia, rispondendo ad una lettera del Consiglio civico dava la facoltà di acquistare i cortili confinanti con la Casa della Città. In un’altra lettera del 22 marzo 1556 Jaume Nosho vende al Consiglio un’appezzamento di terreno, anche questo acquistato con lo scopo di ampliare e allargare l’edificio comunale. Nel 1564-65 si stipula il contratto con mestre Antioco Majnas pintor dela ciutat de Caller, con il quale questi si impegnava a dipingere un retablo destinato alla Cappella della Casa della Città, composto da sei riquadri superiori e sette inferiori. La parte centrale di questo retablo, oggi conservato nella Pinacoteca dell’Antiquarium Arborense, rappresenta la Madonna in trono, con ai piedi cinque consiglieri, i cui nomi sono riportati sulla toga di ciascuno. Nel 1873 il muro della facciata dell’antica casa comunale cedette. Le uniche testimonianze che rimangono dunque sono il retablo dei consiglieri e la lapide citata precedentemente. Un’opera artistica di sicuro interesse che possiamo ammirare oggi in questo palazzo è la grande tela romboidale l’Apoteosi di Eleonora realizzata nel 1931 da Carlo Contini per il soffitto dell’aula consiliare del Palazzo di Città. Degno di nota, infine, l’ufficio al primo piano, destinato, come recita l’Inventario degli Uffici Comunali del 1930, a Ufficio di Gabinetto del Podestà. Il soffitto e gli arredi sono stati realizzati in legno sapientemente intagliato in un insieme di cornici e finte mensole.