Qualche cenno sull'argomento:

Dal febbraio 1943 anche la Sardegna è esposta all’offensiva aerea alleata, che provoca distruzioni e numerose vittime umane soprattutto a Cagliari, ma che colpisce anche obiettivi
strategici minori: il porto di S. Antioco e la centrale elettrica di Portovesme. Con l’intensificarsi delle incursioni si profilò la necessità di dotare anche la città di Carbonia di ricoveri anti-aerei.
La Presidenza dell’Azienda Carboni Italiani presentò il progetto in data 2 aprile 1943 al Superiore Ministero dell’Interno che lo approvò in data 27 maggio 1943. L’esistenza a Carbonia di un Ente come la Società Mineraria Carbonifera Sarda, operante nella zona da lunghi anni e largamente attrezzata con materiali, maestranze specializzate, macchinari ecc, consentì di affrontare e superare le necessità imposte dai lavori per i ricoveri con una rapidità di esecuzione e una larghezza di mezzi senza precedenti in Sardegna. Tuttavia i ricoveri poterono essere utilizzate assai prima della loro ultimazione dalla popolazione civile di Carbonia; la loro distribuzione, con ingressi multipli, nelle varie zone della città e delle frazioni di Bacu Abis e Cortoghiana, consentì, infatti, di poter intraprendere i lavori di scavo delle gallerie nelle diverse località simultaneamente. Nell’intento di ridurre al minimo il tempo necessario alla costruzione
dei ricoveri, la Società Carbonifera Sarda, su richiesta della Direzione Tecnica dell’Azienda Carboni Italiani, provvedeva all’esecuzione delle opere, assicurando la continuità del lavoro in tutti i cantieri per le 24 ore quotidiane, stabilendo in un primo tempo tre turni successivi di 8 ore ciascuno per altrettante squadre di operai e sorveglianti e, in un secondo tempo per le aumentate difficoltà tecniche, in quattro turni di 6 ore ciascuno. Il rifugio di via Nuoro, denominato per la sua forma e le sue dimensioni bunker, è l’unico rimasto intatto e rappresenta una testimonianza
importante di archeologia militare. I progettisti dovettero seguire le disposizioni del Ministero della Guerra che dettavano norme molto rigide per la costruzione dei ricoveri urbani. Il rifugio antiaereo di via Nuoro, infatti, era dotato di impianti di illuminazione ed aerazione e di acqua corrente, le cui strutture si conservano ancora oggi. Realizzato secondo la tipologia a galleria, in calcestruzzo cementizio armato, presenta una forma rettangolare con una copertura semiogivale. L’interno è costituito da due ambienti comunicanti, separati da una porta taglia- fuoco, di cui si possono ancora osservare i pesanti cardini. Vi si accede attraverso due rampe di scale disposte ai due lati della galleria. Poteva contenere circa 45 persone ed è probabile che fosse stato costruito per ospitare il comando tedesco che aveva sede nella palazzina a ridosso dello stesso rifugio.