Ho immediatamente aderito alla mobilitazione #SipuòFaro perché in questi anni in Europa ho sperimentato che la Convenzione di Faro è uno straordinario quadro etico, che ci invita a superare le frammentazioni e ad iscriverci alla palestra della memoria per allenarci a progettare il futuro, come ha dimostrato l’Anno europeo del patrimonio culturale. Lo afferma ad AgCult Erminia Sciacchitano, in forza alla Commissione Europea e Chief Scientific Advisor dell’Anno europeo del patrimonio culturale.

#sipuòFaro è l’hashtag lanciato da Valentino Nizzo, direttore del Museo etrusco di Villa Giulia, nella speranza che i parlamentari italiani approvino un testo “che potrebbe cambiare molto la percezione del patrimonio nel nostro paese, a livello dei cittadini e non soltanto a quello dei professionisti”. I principi veicolati dalla Convenzione di Faro consentono, infatti, di superare finalmente la concezione tradizionale di bene culturale come insieme di cose, prevista dal Codice dei Beni culturali italiano.

Il Museo etrusco ha messo in campo in questi mesi una serie di iniziative che vogliono essere l’esempio applicativo di quello che può significare perseguire i principi di Faro. Spiega Valentino Nizzo.

Anche l’europarlamentare Silvia Costa trova sia davvero “inaccettabile e incomprensibile” che un paese come l’Italia non ratifichi la Convenzione di Faro.

L’Italia ha il più grande e il più diffuso patrimonio culturale d’Europa e conosce bene la realtà delle piccole e grandi comunità che hanno una ricchezza di patrimonio straordinario. Sottolinea Silvia Costa. È gravissimo e sono contenta che il Pd stia facendo una battaglia nel Parlamento nazionale per andare avanti con questa proposta.

 

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