Bauladu è un paese di 723 abitanti della Provincia di Oristano, che sorge, a 38 m sul livello del mare, sulle pendici del contrafforte meridionale del Montiferru, al confine tra il Campidano e le prime propaggini delle alture dell’Alto Oristanese. Il territorio Comunale si estende per 24,25 km² con forma grosso modo rettangolare e confina a nord con i Comuni di Milis, Bonarcado e Paulilatino, a Est ancora con quello di Paulilatino, a sud con il Comune di Solarussa e ad ovest con quello di Tramatza. La parte pianeggiante è tra le più adatte in Sardegna per l’agricoltura, mentre la parte collinare viene utilizzata prevalentemente per il pascolo. A breve distanza dall’abitato scorre il Rio Cispiri che, una volta unitosi al Riu di Mare Foghe, va a sboccare nello stagno di Cabras. Il Comune di Bauladu è situato lungo la Statale 131, a metà strada tra Cagliari e Sassari e a circa 18 km da Oristano, e dispone di una stazione ferroviaria collocata lungo la linea Cagliari-Macomer.

Il nome Bauladu, in Sardo letteralmente “guado ampio”, ha un’etimologia Latina: “Vadum” (guado) e “Latum” (ampio/largo) e si riferisce al Rio Cispiri che ne attraversa il territorio.

Il villaggio di Bauladu, di origine medioevale, apparteneva al Giudicato d’Arborea ed era compreso nella curatoria del Campidano di Milis. Il suo sviluppo è legato alla grande abbazia di Santa Maria di Bonarcado, da quando nel XII secolo la Villa di Bauladu con le donnicalie di Santa Barbara de Turre, San Lorenzo, San Gregorio e San Pietro fu compresa nella donazione che i giudici Arborensi fecero alla comunità dei Camaldolesi di Bonarcado.

Tuttavia i numerosi complessi nuragici presenti in agro Bauladese, testimoniano che la zona era popolata e feconda sin dall’epoca nuragica e romanica. In modo particolare la tradizione indica Santa Barbara de Turre come il più antico insediamento, abbandonato in seguito ad un’epidemia di peste che decimò la popolazione nei primi decenni del XII secolo. Gli abitanti di Santa Barbara de Turre scampati alla peste, vennero quindi a porsi sotto la protezione dei Camaldolesi presso la chiesa di San Lorenzo. Negli anni a seguire venne costruita la chiesa di San Gregorio che contribuì ad ingrandire il centro che divenne un importante Villa Monastica in periodo giudicale.

Caduto il giudicato, Bauladu, che contava poco più di 100 abitanti, fu incluso nel 1410 nel nucleo originario del Marchesato di Oristano. Dopo che il Marchesato fu confiscato a Leonardo Alagon, dal 1479 il villaggio non fu più infeudato fino al secolo XVIII. Bauladu godette di una relativa tranquillità e divenne centro di produzione vinicola, in particolare, a partire dal XVIII secolo, della Vernaccia. Nel corso dello stesso secolo perse però una parte della sua popolazione a causa di una nuova epidemia di peste e il suo territorio non più coltivato si coprì di boschi e di radure.

Nel 1767 Bauladu, che non contava più di 200 abitanti, con tutti gli altri villaggi del Campidano di Oristano tornò suo malgrado sotto un feudatario: le sue rendite civili furono concesse a Damiano Nurra col titolo di Marchese d’Arcais. I suoi abitanti tentarono da allora in poi di liberarsi dal vincolo con ogni mezzo e il loro rapporto con il feudatario, nel quale erano sostenuti dal Consiglio Comunitativo, fu duro e difficile. Addirittura nel 1796 si rifiutarono di pagare i tributi feudali e il Marchese dovette ricorrere alla forza per far valere i propri diritti. Intanto nel 1806 il feudo fu ereditato dai Flores d’Arcais; nel 1821 il villaggio fu quindi incluso nella Provincia di Oristano e nel 1838 fu riscattato ai suoi feudatari. Abolita nel 1848 la Provincia, Bauladu fu incluso nella divisione amministrativa di Oristano, nella quale rimase fino al 1859, quando entrò a far parte della Provincia di Cagliari. Nel 1927 perse l’autonomia e fu aggregato come frazione a Milis; riuscì a tornare Comune autonomo solo nel 1946 e tornò a far nuovamente parte della Provincia di Oristano nel 1974. (Dal sito istituzionale)

Informazioni Utili

Iniziative speciali

Eventi
Gusta la città

I monumenti