Il passato di quel territorio che oggi appartiene a Castiadas è più antico di quel che ci si possa aspettare: un bel complesso nuragico, menhirs, domus de janas e tombe dei giganti, confermano la frequentazione della zona fin da epoca prenuragica e nuragica. Inoltre grazie alle ricerche effettuate dalla Soprintendenza di Cagliari è stato possibile segnalare alcuni insediamenti di età punica e romana in località Cala Pira e Santa Giusta. Appartenente al territorio del “Sarrabus” (con palese derivazione dal termine antico Sarcapos), il territorio comunale ebbe in passato una forte connotazione commercial, utilizzato frequentemente dai fenici nella rotta per l’Etruri.
Il territorio in seguito divenuto romano, in epoca medioevale prese il nome di  Villanova Castiadas e divenne parte integrante del Giudicato di Cagliari; con la conquista aragonese Castiadas venne concessa ai Quiterano (famiglia catalana che si estinse nel 1361) per poi passare sotto il controllo dei Carroz. Ancora nel 1316 alcune zone di quella che oggi è Castiadas facevano parte della Curatoria di “Tolostrai”, e possono essere localizzate nel dintorno di San Pietro e presso i Monti di Villacastiadas. E’ negli ultimi decenni del XIV secolo che nel Sarrabus nasce il centro di Villanova Castiadas, abbandonata alla fine del’ 500, a causa di frequenti epidemie di malaria e peste rimase: la desolazione la fece da padrone per circa 350 anni.

Castiadas fa ancora parlar di sé nella prima metà del XIX secolo, quando le autorità della Regione Sardegna iniziarono a lamentare la presenza di numerosi territori sardi da bonificare già che potenzialmente sfruttabili vuoi come pascoli vuoi come campi agricoli. Per ridurre al massimo i costi di bonifica evidentemente alti nel 1871 la Direzione Generale delle Carceri a Roma, iniziò a proporre diverse possibilità. La più apprezzata fu quella dell’istituzione di nuove colonie penali agricole nell’isola, finalizzate in particolare al recupero di vaste zone acquitrinose e paludose con sistemazioni idrauliche.
Nel gennaio del 1875, numerosi funzionari coadiuvati dai tecnici del Genio Civile di Cagliari visitarono diverse zone della Sardegna e la scelta ricadde sul Salto di Castiadas, territorio totalmente degradato e completamente spopolato. Il 2 giugno del 1875 l’Ingegnere Capo del Genio Civile, Bertolini Giovanni Carmelo, visitò il territorio percorrendo a cavallo più di 30 Km di sentieri difficilmente percorribili in attesa che il suo collega, Tita Luciano, lo raggiungesse qualche mese più tardi: partirono le esplorazioni delle zone di Santa Giusta, Cala Sinzias e Gutturu Frascu. Vennero in seguito affiancati dalla competenza del  topografo Barile Giorgio, che preparò la prima cartografia dettagliata dell’area per un totale di 6523 ettari, da destinare alla Colonia. Secondo le pratiche inoltrate al Ministero delle finanze, l’ubicazione dell’edificio doveva sorgere su una posizione elevata e possibilmente arieggiata, vicino a sorgenti e lontano da vie di comunicazione, perciò la scelta ricadde sulla località Praidis.

Ai primi di giugno del 1875, approdarono decine di operai, guidati da due maestri falegnami per la realizzazione delle prime capanne: l’operazione si mostrò subito complessa. Il personale manifestava poco entusiasmo, vuoi per il luogo, vuoi per la scarsa retribuzione e per il rischio oggettivo di contrarre la malaria; pare inoltre che la zona fosse frequentata anche da numerosi contrabbandieri. A tale proposito, si ebbe una puntuale smentita, l’amministrazione carceraria disponeva di rapporti ben precisi stilati dalla caserma dei carabinieri di Muravera, la quale rispondeva che la zona era assolutamente tranquilla sotto l’aspetto dell’ordine pubblico, in virtù del fatto che a Castiadas regnava l’estremo isolamento. In tempi piuttosto brevi nacque la più grande Colonia penale agricola d’Italia e con lei il territorio di Castiadas vide la nuova luce. (Dal sito istituzionale)

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