Villacidro, con i suoi 14.454 abitanti, è il centro più popoloso dell’area vasta del Medio Campidano, e sorge 45 chilometri a nord ovest di Cagliari, là dove la piana monotonìa del Campidano cede il passo agli ultimi contrafforti del sistema montuoso del Linas.
“Un paese di Montagna”, lo definiva G. De Francesco nel 1902, e sicuramente lo era, e  non solo per le sue caratteristiche geofisiche.
Attualmente Villacidro è una moderna cittadina che guarda alla pianura con i piedi, però, ben piantati alle sue montagne e alle sue colline che nel tempo l’hanno resa celebre per le sue ciliegie, per i suoi agrumi, per il suo olio d’oliva, per la salubrità della sua aria.
Nel 1768, con il vescovo Giuseppe Maria Pio, entrò a far parte della diocesi di Ales e ne divenne presto il centro principale; Monsignor Pilo infatti, dopo aver acquisito il palazzo dei Marchesi Brondo, ex feudatari di Villacidro, lo ristrutturò e vi si trasferì, imitato in seguito da molti suoi successori.
Dal 4 maggio 1807 al 24 dicembre 1821 fu anche sede di Prefettura e, come capoluogo di provincia, esercitò la sua giurisdizione su ben 42 Comuni, tra i quali Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini, Sardara, San Gavino e Sanluri, mentre la Provincia di Cagliari comprendeva allora appena 28 Comuni.
Sede di un Comando di Compagnia dell’Arma dei Carabinieri, il paese ospita anche tre piccoli ma interessantissimi musei: il museo archeologico Villa Leni, il museo farmaceutico “Sa Potecarìa”, e il museo di arte sacra.
Vocata da sempre all’agricoltura e alla pastorizia, alla fine degli anni sessanta Villacidro cominciò a vivere una sua avventura industriale che portò anche  un certo benessere , ma  che alla fine si rivelò effimera. Oggi gli spazi lasciati liberi da quella fugace illusione vengono riempiti nuovamente dall’attività quasi frenetica di oltre centoventi piccole e medie imprese, molte delle quali a vocazione agroalimentare, all’interno di un Consorzio Industriale al quale aderiscono, oltre a Villacidro, numerosi paesi del circondario. Il paese quindi guarda al futuro con un certo ottimismo, pur restando ancorato, con voluta fermezza, ai valori più genuini del proprio passato, valori che, sul piano culturale, sono celebrati nelle opere dello scrittore Giuseppe Dessì , il Villacidrese più illustre, che nel 1972 vinse il Premio Strega cantando questa terra e i suoi costumi con accenti di melodica nostalgia.

La più grande ricchezza, però, che Villacidro custodisce gelosamente, è costituita dalle sue bellezze ambientali, dai prati d’asfodelo dei suoi terreni più brulli, alle filliree, ai lentischi, ai corbezzoli delle sue colline, ai boschi di leccio  delle sue montagne. 

Il visitatore che si inoltra lungo le profonde valli di Coxinas , di Narti, di Villascema , di Montimannu, vive avventure naturalistiche che gli mozzano il fiato, tra paesaggi dolomitici, acque perenni e vaste distese di foreste incontaminate.

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