Cantù è attualmente una città di circa 39.700 abitanti  ( precisamente 39.659 al 31.12.2010) , ed è situata al margine Nord della Brianza Occidentale, a 369 metri sul livello del mare.
Il Comune si estende su una superficie di 23,18 kmq. ed è formato da diversi agglomerati urbani: al centro cittadino fanno da corona, infatti, numerose frazioni e località: Asnago, Cascina Amata, Fecchio, Mirabello, Vighizzolo.
Cantù, seconda città della provincia, costituisce uno dei poli più importanti, l’altro è Mariano Comense, attorno ai quali si sviluppa la Brianza Occidentale: un’importante area economica, caratterizzata dalla presenza di migliaia di imprese artigiane, immediatamente ai confini settentrionali della provincia di Milano, con la quale condivide la caratteristica produttiva principale: quella del mobile. Il canturino si identifica, però, per una sorta di “omogeneità” culturale, economica e di “mentalità”, dei suoi abitanti.
L’area, come del resto la Brianza in generale, fa riferimento a comuni basi storiche, a tradizioni e valori che la differenziano dal resto della Lombardia, soprattutto per lo spirito con il quale vengono tuttora vissuti. “Borgo aereo” e “Borgo arioso” fu definita Cantù da Carlo Linati descrivendola in uno dei suoi frequenti viaggi in Brianza che spesso culminavano in una visita al “quartierino” con la “casa alta di Montressone” del pittore e scrittore Ugo Bernasconi.
La “magnifica posizione” di Cantù è dovuta anche alla peculiare esposizione alla luce che le deriva per essere posta ai piedi delle Prealpi, adagiata su una cerchia di colline moreniche, delle quali quella centrale risale all’ultimo periodo della glaciazione quaternaria (Würm). Si dirà che l’oleografia ci consegna immagini sbiadite, curiosi saliscendi, solitarie e mattutine sgambate, “passeggiate” lungo sentieri sterrati e di campagna.
Se solo di sfuggita si scorresse una carta geografica del 1950 di potrebbe facilmente constatare un fatto: la densità della zona residenziale ed urbana è praticamente raddoppiata: prima occupava un terzo, ora assomma a due terzi del territorio municipale: “il borgo s’incammina a diventar città”.
Una caratteristica di Cantù è sempre stata quella di essere circondata da notevoli aree boschive e da brughiere, popolate fino all’epoca moderna da lupi e belve feroci. Queste aree hanno di fatto garantito a Cantù una situazione di salubrità e di purezza dell’aria fino all’avvento dell’odierna economia artigianale ed industriale.
Secolare retaggio di un ambiente che ha favorito storicamente la creazione di oasi di pace e di “buon ritiro” nelle così dette “ville di delizia”, spesso antichi luoghi di caccia per la nobiltà (Villa Somigliana a Lissaga, Villa Orombelli a Fecchio).
Fu sicuramente vicus romano, come testimoniano numerosi reperti archeologici, ma si affaccia alla storia solo nel sec. XI con Ariberto da Intimiano, arcivescovo di Milano, a cui si deve, nel 1007, la riedificazione e la consacrazione della Basilica di Galliano.
Cantù (che si chiamò Canturio fino al secolo XV) fece parte del Contrado della Martesana e partecipò attivamente, a fianco di Milano, alla decennale lotta contro Como nel sec. XII, subendo una grave sconfitta nel 1124.
In seguito dovette affrontare Federico Barbarossa e, finalmente con l’aiuto di Como, riuscì a respingere l’invasore nel 1160. Dopo la caduta di Milano, ospitò l’arcivescovo Enrico Sertala e i nobili milanesi scacciati dal popolo e partecipò, insieme con i Visconti, alle guerre contro i Torriani, nel sec. XIII.
Il territorio attuale di un certo pregio ambientale e naturalistico è una vera e propria oasi, ricca al suo interno di  una rete di percorsi e di sentieri pedonali di rara bellezza e suggestione. (Dal sito istituzionale del comune di Cantù)

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