È un centro del basso Campidano, in provincia del Sud Sardegna, che si estende per 27,35 kmq e conta una popolazione di 2606 unità.

Il suo territorio è prevalentemente pianeggiante, di natura alluvionale, demarcato a ovest, al confine con l’agro di Siliqua, da modesti rilievi collinari granitici. A nord confina con il territorio di Decimoputzu, a sud è in parte delimitato dal fiume Cixerri, che segna la demarcazione con il territorio di Uta, e presenta zone collinose che si estendono fino a Monte Arcosu; a est costeggia il Flumini Mannu, al confine con Decimomannu.

Numerose sono le tracce di una sua frequentazione sin dall’epoca preistorica, tra cui frammenti in ossidiana, risalenti presumibilmente al neolitico medio, e una tomba del neolitico superiore. Al periodo nuragico si riferiscono varie scoperte, tra cui un villaggio e un nuraghe sul Monte Truxionis e una tomba dei giganti al confine con Decimoputzu, risalenti all’età del bronzo. In località Cuccureddus – Sa Guardia Manna è stato individuato un complesso nuragico attribuibile al bronzo finale – I ferro. Diverse le tracce puniche, presenti in varie località. Notevoli sono i ritrovamenti ascrivibili al periodo romano, come le tracce di un insediamento in località Is Narbonis, in cui si trova la fonte perenne di Mitza Cuccureddus, una necropoli in località Monte Truxionis, alcuni tratti dell’acquedotto romano del II sec. d.C. e due cippi funerari (Secci A., Villa SpeciosaArte, ambiente, storia, tradizioni di un paese del Campidano, pag. 17-18). Ragguardevole la scoperta del sito archeologico tardo romano di San Cromazio, i cui scavi hanno portato alla luce importanti reperti, tra cui numerose tombe, lucerne, fibule per cinture e alcuni monili. Esso è noto soprattutto per il mosaico policromo, il più ampio in superficie trovato in Sardegna che, secondo l’ipotesi più accreditata, costituiva il pavimento di una chiesa del IV sec. d.C., costruita presumibilmente su un sito termale del II sec. d.C. La parte centrale del mosaico è, invece, più tarda, inserita verosimilmente in seguito a una ristrutturazione avvenuta nel VI sec. d.C. Intorno all’impianto termale si sviluppò, probabilmente su preesistenti edifici romani, un villaggio poi spopolatosi nell’alto medioevo. L’area è stata interpretata come una mansio, ossia una stazione di sosta della strada che da Cagliari portava a Sulci, l’attuale S. Antioco. Alcuni studiosi ipotizzano che la chiesa di San Cromazio fosse la parrocchiale di Itzo, un villaggio alto medioevale sorto in località Bidda Itzu, poco distante dal sito archeologico. Quando questo villaggio iniziò a spopolarsi, probabilmente parte degli abitanti si riversò nel primo nucleo abitativo di Villaspeciosa, sviluppatosi nell’area circostante la chiesa romanica di San Platano. La chiesa, edificata nel XII sec. dai monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia, risulta costruita con materiale di riporto, parte del quale proveniente dalla chiesa di San Cromazio. Presenta una pianta a due navate concluse da absidi semicircolari; il crollo delle volte originarie, avvenuto presumibilmente nel XV secolo, ha determinato la riedificazione del piccolo campanile a vela e la costruzione di un tetto ligneo a due falde. La facciata accoglie due ingressi ad arco cui fu aggiunto, nei secoli successivi, un portale nella parete sud. Il fianco nord ospita una scala pensile che conduce al tetto e al piccolo campanile dove è collocata una campana datata 1428.

Tra la seconda metà del XIII e l’inizio del XIV sec. il villaggio di Villaspeciosa cominciò ad assumere una fisionomia più completa. Dalla fine del XV all’inizio del XVII sec. fu sotto il controllo catalano – aragonese, come testimoniato dagli stemmi delle famiglie Aragall e Bellit presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, il cui nucleo centrale fu edificato nell’ultimo decennio del 1500. La struttura, che nel tempo ha subito diverse ristrutturazioni, è a pianta a croce latina; è costituita da una navata con due cappelle laterali e presenta un tetto a doppio spiovente. Custodisce preziosi oggetti d’argento, alcuni dei quali databili al XVI e XVII sec. Di notevole valore artistico è il Crocifisso Doloroso, una statua lignea risalente probabilmente alla seconda metà del 1500.

Il paese oggi si presenta come un centro moderno e confortevole, caratterizzato da un notevole incremento della popolazione e da un contestuale sviluppo urbanistico – edilizio. Villaspeciosa mantiene la propria tradizione di comunità rurale ma, al contempo, in concomitanza alla notevole crescita demografica e all’espansione urbanistica, è proiettata verso nuovi settori produttivi. L’attività economica, infatti, è differenziata. La popolazione occupata è impiegata nell’agricoltura, nell’industria e in altre attività, in virtù anche della vicinanza con il capoluogo regionale. Per diversi anni si è portato avanti, di concerto con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano e con l’Università degli Studi di Sassari, un importante progetto di recupero e valorizzazione delle preziose testimonianze storico – archeologiche del territorio. Questo notevole patrimonio spinge verso il settore del turismo culturale con l’obiettivo di coinvolgere anche i comuni limitrofi, al fine di offrire ai visitatori un tour completo dei monumenti presenti nella zona. (Tratto da il DIZIONARIO STORICO-GEOGRAFICO DEI COMUNI DELLA SARDEGNA)

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