Non è una provocazione, ma essendo il patrimonio culturale statale, come dice la parola, un “patrimonio” cioè una cosa ereditata dai nostri padri, cioè nostra, e non proprietà di uno Stato di cui siamo sudditi, ebbene questo patrimonio essendo già nostro, ed essendo in primo luogo un giacimento di senso, un fattore identitario, cioè quella cosa per cui ci sentiamo italiani in quanto appartenenti a quelle patrie singolari che nei secoli, in competizione tra loro, ce lo hanno tramandato, esso dovrebbe essere reso disponibile nel modo più ampio, gratuitamente per tutti – scrive Angelo Crespi

 

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