Qualche cenno sull'argomento:

I recenti ritrovamenti archeologici messi in luce nella pineta di Cortoghiana arricchiscono le
testimonianze preistoriche del territorio sulcitano. I lavori di ripristino, scavo e pulizia ad opera
della Soprintendenza Archeologica per le Provv. di Ca e Or hanno consentito il recupero nell’area
di Corona Maria di un complesso pre-protostorico di notevole interesse, che documenta un’occupazione della zona dal Neolitico finale (IV millennio a. C) all’età del Bronzo (medio e finale, XVII- X sec. a. C.). Durante le fasi finali del Neolitico fiorisce in Sardegna la cultura prenuragica di maggior spessore, quella di Ozieri; nel territorio isolano, le testimonianze più significative di tale ambito culturale sono rappresentate dalle domus de janas, grotticelle artificiali sepolcrali scavate nella roccia naturale. Queste sepolture si caratterizzano per la varietà delle tipologie, che vanno dalla tomba monocellulare, semplice nell’aspetto, agli ipogei articolati anche in numerosi ambienti, che talvolta riproducono le case dei vivi, rifiniti da eleganti modanature, sostenuti da pilastri e colonne, abbelliti da stilemi ornamentali e da suggestivi motivi simbolico-religiosi (corna e protomi taurine stilizzate, spirali raffigurazioni
geometriche). La domus de janas di recente indagata nella pineta di Cortoghiana presenta una pianta circolare, dotata di due piccoli vani sopraelevati e circondata da un’area sacra con coppelle, antistante alla sepoltura. Un’altra sepoltura ipogeica è inglobata all’interno della cantina di un’abitazione moderna. L’area archeologica non si limita ai soli monumenti neolitici (le domus de janas), ma comprende anche testimonianze di età Nuragica: un nuraghe, diverse capanne circolari pertinenti ad un villaggio, una tomba di giganti, che bene esprime la grandiosità connotato saliente di tutta l’architettura nuragica. Diffuse in tutta l’isola, le tombe di giganti presentano uno schema di pianta comune, tradizionalmente definito “a protome taurina” e costituito da un vano funerario rettangolare racchiuso entro un corpo absidato nella parte posteriore, e da una esedra semicircolare nella parte frontale. Infine, la presenza di materiale ceramico di età romana documenta un’occupazione dell’area di Corona Maria anche in età repubblicana