Qualche cenno sull'argomento:

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L’area archeologica di viale Trieste ubicata al civico 105, si trova al di sotto del parcheggio interno dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio. Si tratta di un sito pluristratificato di carattere insediativo, databile fra l’età repubblicana e il tardo impero, che si inserisce nel circuito della Cagliari romana di cui si individua il fulcro presso l’attuale piazza del Carmine. Le strutture riferibili alla fase più antica, orientate N/E-S/W, individuano degli ambienti a pianta quadrangolare delimitati da murature in opera isodoma costituita da grossi blocchi in pietra calcarea. All’interno di alcuni di essi sono stati evidenziati lacerti di pavimentazione in cocciopesto e in calcare. Ad una fase successiva sono da ricondurre i resti di una pavimentazione mosaicata e una cisterna. La pavimentazione in mosaico si compone di tessere policrome di forma poligonale in vetro e pietra e presenta un motivo decorativo che doveva presumibilmente alternare forme geometriche a raffigurazioni animali (fino agli anni Ottanta era visibile un pavone) racchiusi entro una cornice a treccia. La cisterna, in parte scavata nel banco roccioso, in parte costruita, intercetta una vena sorgiva, è di forma rettangolare e si articola in tre ambienti per una lunghezza complessiva di circa 12 m.; sulle creste delle pareti perimetrali resta traccia della copertura voltata, è intonacata con malta idraulica e la pavimentazione in cocciopesto è impreziosita dall’inserzione di tessere di mosaico. A ovest degli ambienti è presente un tratto di condotto fognario, orientato S/E-N/W, posto in opera con embrici e laterizi. Nell’area vennero inoltre individuate tracce, non più visibili, di frequentazione più tarda, datate al VII secolo d.C., documentate da sepolture alla cappuccina. Il sito venne messo in luce negli anni Ottanta, ma una campagna di scavo condotta tra il 2010 e il 2011 ha consentito di portare a termine l’indagine archeologica; lo scavo è stato effettuato nell’ambito di un importante intervento di restauro finanziato con fondi FAS – APQ Sardegna-MIBAC che ha permesso di consolidare le strutture murarie in pietra e di bonificarle dall’attacco dei sali e degli agenti biologici.