Qualche cenno sull'argomento:

Cantieri Aperti intende essere la declinazione locale di simili esperienze nazionali e internazionali di storytelling in fieri, di recuperi di spazi urbani o beni monumentali di pregio oltre a diventare l’ideale ponte tra una edizione e l’altra della manifestazione principale, ovvero un percorso di preparazione e di crescita di attenzione ed interesse alla edizione 2017 di Monumenti Aperti. Il nuovo progetto di Imago Mundi si inserisce nel percorso ideale avviato con la candidatura di Cagliari Capitale della Cultura ed intende assumere la valenza di progetto di coinvolgimento della città nelle scelte di riqualificazione urbana in un processo di partecipazione di cui si avverte forte la necessità.

Anfiteatro romano

Cagliari_anfiteatroromanoInvestimento: 1, 5 milioni di euro
Data Inizio: 22 Marzo 2016
Durata: 500 giorni
Obiettivo: rendere l’Anfiteatro visitabile e libero dalle gradinate che ne nascondono la visuale, integrato in un percorso storico, archeologico, artistico e ambientale più ampio e, nel rispetto del monumento, luogo di spettacolo.

Articolazione del cantiere
Fase 1: Completamento dello smontaggio della struttura in legno Nel 2012, grazie allo stanziamento di 300.000 Euro, si è potuto avviare il primo intervento che giunto a conclusione nel 2013 ha consentito di riaprire parzialmente il monumento alle visite. Si è infatti provveduto a smontare il primo anello delle tribune e la platea che nascondevano completamente il canyon. Grazie al nuovo e ambizioso cantiere ora in corso, si prosegue col lavoro iniziato: verrà smontata la legnaia del secondo e del terzo anello e dei percorsi anticendio, già molto compromessi e in grave stato di degrado. Per evitare qualsiasi rischio e individuare le soluzioni migliori, verrà redatto un “Piano qualità dell’intervento” che seguirà ogni fase delle operazioni. Le strutture non sono purtroppo semplicemente appoggiate alla pietra ma fissate nella roccia con piloni d’acciaio: questo rende particolarmente delicato il percorso di smontaggio.
Fase 2: Il restauro Alla conclusione della prima fase l’Anfiteatro sarà visibile senza più le strutture di legno. Ciò permetterà di mappare e verificare in tutte le sue parti le condizioni reali del monumento. A seguito di attenta indagine verranno fatte delle prove di estrazione dei resti dei plinti infissi nella pietra. A seconda dell’esito delle prove si deciderà il piano di intervento nelle diverse porzioni del monumento, sempre in stretta condivisione con esperti del settore e con la Soprintendenza. Sempre con l’obiettivo di tutelare l’integrità del monumento e di scongiurare il pericolo di danni strutturali, si verificherà di volta in volta la possibilità di estrarre completamente i plinti: nel caso questo non fosse possibile, si studieranno soluzioni alternative.
Fase 3: La nuova vita dell’Anfiteatro Alla fine della seconda fase l’Anfiteatro sarà finalmente restaurato e si potrà dunque procedere con la predisposizione e l’allestimento del percorso di visita del monumento. Verranno definite le modalità di utilizzo dello spazio per eventi di spettacolo. Accesso consentito solo a gruppi di massimo 15 visitatori.

Chiostro san francesco di stampace

Fondazione Scano-Lecca

La storia del Convento di San Francesco di Stampace
Sono trascorsi più di settecento anni da quando i Frati Minori, già da tempo insediatisi a Cagliari decisero di costruire un vasto complesso conventuale che meglio si prestasse alle fiorenti attività della comunità francescana: nell’area circoscritta fra l’attuale corso Vittorio Emanuele, via Sassari, via Angioy e via Mameli, nell’antico borgo di Stampace, appena fuori le mura cittadine, edificarono il nuovo monastero. Già ai primi decenni del XVI secolo il Convento di San Francesco diventò grande fucina di iniziative in campo religioso, culturale e artistico. Si connotò come la prima struttura architettonica di linguaggio gotico italiano introdotta in Sardegna e cominciò a ospitare i sepolcri di personaggi illustri. Tutti gli altri preziosi resti dell’antico tempio cristiano, voluto dai francescani, sono sparsi qua e là in città: un portale è stato ricomposto e si trova nella Basilica di Bonaria; altre vestigia si trovano alla Pinacoteca Nazionale e, nella Cattedrale, i paramenti sacri, prima di Sant’Agostino. Destino differente cominciò a consumarsi per la pregevole struttura già a partire dallo stesso anno dell’Unità d’Italia: con le norme abolitrici dell’asse ecclesiastico, il Convento di San Francesco fu incamerato fra i beni demaniali e divenne caserma dei Carabinieri, lasciando ancora attiva al rito religioso solo la chiesa. Dieci anni dopo il campanile della chiesa fu danneggiato da un fulmine, determinando il crollo di un’area confinante con alcune abitazioni: fu l’inizio del processo di degrado e la fine del complesso monumentale. Nel 1877 la definitiva decisione dello Stato di non risanare l’edificio a causa delle ingenti spese di restauro lievitate, portò alla vendita degli ambienti superstiti dell’antica fabbrica a privati, per far luogo a nuovi edifici di abitazione e di commercio. Nel 1943 il monastero subì ulteriori danni con i bombardamenti e in buona parte, i resti e le macerie furono utilizzate per la ricostruzione di altre strutture deturpate dalla guerra. Scomparsa la chiesa, dello splendido Convento di San Francesco rimane oggi quasi integro il chiostro e il refettorio, ma nonostante nel 1939 venne dichiarato di interesse pubblico, l’incuria e l’utilizzazione impropria e dannosa dell’edificio si perpetrò per quasi tutto il Novecento: negozi di abbigliamento, oltre alla tipografia, una cartoleria, un locale pubblico che ha inglobato una parte della cripta.

Intervento
Da queste vestigia fatiscenti è partito l’intervento di ripristino del Convento di San Francesco, grazie alla Fondazione Scano-Lecca, che ha acquistato pochi anni fa il rudere con l’approvazione del Comune e della Soprintendenza. Il progetto riguarda la costituzione del Museo d’Arte Contemporanea di Cagliari, rispettando la natura dell’antica fabbrica: i muri, gli ingressi, i pavimenti, le arcate, le volumetrie esistenti oggi e un tempo. Due gli ingressi, dal Corso (al civico 60, dove si trova un grande portone chiodato) e da via Mameli, che costituirà l’accesso principale: da qui si potranno percorrere i vecchi corridoi del chiostro, coperti dalle volte a crociera originarie, mentre al centro resterà il giardino con intatto il vecchio pozzo. Lo spirito sarà quello della rinascita del Convento come quando settecento anni or sono la sapienza francescana rese questo luogo un polo autorevole di incontro, di scambio, di eccellenze artistiche per sviluppare e approfondire la cultura e restituirla alla fruibilità dei cittadini cagliaritani e ai visitatori internazionali. Accesso consentito solo a gruppi ridotti.