Qualche cenno sull'argomento:

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Percorso 2 – Strada per Pirri

La Chiesa della Purissima venne probabilmente costruita dopo il 1540, quando la nobildonna Gerolama Rams Dessena, si era dedicata alla vita monastica, fece edificare l’adiacente monastero di clausura delle Clarisse. Nel 1554, poi, fu previsto l’ampliamento del monastero e l’edificazione della chiesa; tale iniziativa fu appoggiata dall’arcivescovo Domenico Pastorelli che concesse alle religiose, come sede provvisoria, la chiesetta romanica di Santa Elisabetta. Sull’impianto di quest’ultima, infatti, sorge la Chiesa della Purissima, come dimostrano gli scavi effettuati nell’area del presbiterio nel 1989, che hanno riportato alla luce numerosi reperti databili tra il XIV e il XVI secolo. L’interno della chiesa si distingue per l’eleganza formale con la quale l’architetto che la progettò, del quale non si conosce il nome, seguì i precetti dell’architettura goticocatalana. La struttura, in pietra cantone, disegna una navata unica divisa da un arco a sesto acuto in due campate voltate a crociera in pietra a vista con gemma pendula al centro. La chiesa rimase in uso fino al 1867 quando il monastero venne soppresso e acquisito dallo Stato che in seguito lo adibì a scuola. Chiuso il monastero, disperse le monache, anche la chiesa venne abbandonata e chiusa al culto. Solo nel 1903-4, in occasione del cinquantenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione la chiese venne scelta per le celebrazioni solenni e restaurata. Caduta nuovamente nell’oblio la chiesa venne, nel 1933, assegnata alla congregazione delle Ancelle della Sacra Famiglia che tutt’ora la custodisce. La chiesa è dal 1867 di proprietà dello Stato Italiano, attraverso il FEC, Fondo Edifici dei Culto del Ministero degli Interni. Grazie ad uno stanziamento del 2009 da parte della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato ai Beni Culturali e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza BAPSAE di Cagliari e Oristano, il Comune di Cagliari ha curato il restauro.