Qualche cenno sull'argomento:

Sant’Antoni de Sa Punta

Dopo il Concilio di Trento (1545-63) l’abitato di Osilo si trasforma, le chiese vengono rioccupate e se ne costruiscono di nuove in posizioni particolari come le cime delle colline. Quella più vicina al paese fu scelta per la costruzione della chiesa dedicata a S. Antonio da Padova (ˊe sa punta). Secondo Antonio Loriga, deve anche la sua costruzione come conseguenza di un voto contro la diffusione della peste. Le prime notizie non vanno più indietro del 1688 (visita arcivescovo Morillo). La struttura è il prodotto di un’architettura locale, come del luogo dovevano essere anche le maestranze, anche se si può agevolmente cogliere la volontà di imitare i modelli tardo-gotici. In una visita pastorale del 1907 la struttura è descritta in modo accurato: un edificio religioso frequentato non solo nei giorni della festa di giugno (13). Una celebrazione importante era quella della III domenica dopo la Pentecoste con grande partecipazione di tutta la Collegiata, uno specifico canto tenuto dalla Confraternita del Santo Rosario, e in ne una grande corsa di cavalli.

Molto venerata dalla popolazione locale che ha assunto il Santo come protettore dei giovani. La chiesa di Sant’Antoni ‘e sa punta risale al XVII secolo come conseguenza di uno specifico ‘voto’ forse in risposta della pestilenza che si diffuse anche a Sassari tra 1652 e il 1655. Più recentemente venne destinata anche ad ospitare un piccolo spazio per la quarantena in caso di diffusione del colera. La struttura, realizzata in pietra locale, si presenta mononavata con copertura a crociera suddivisa in due campate. L’abside è coperta da una volta a botte separata dall’aula da una balaustra in ferro battuto. Nell’altare si vedono tre nicchie con quella centrale che ospita la statua del santo datata al XVIII secolo. Sul lato destro si conserva ancora il pulpito in legno originario.