Qualche cenno sull'argomento:

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Percorso 1 – Strada Reale

La cripta di Santa Restituta è un ipogeo in parte naturale e in parte scavato nella roccia, utilizzato in epoca tardo-punica, romana e probabilmente paleocristiana, come testimoniano i numerosi reperti di tali epoche, venuti alla luce nel corso dei lavori di restauro effettuati negli anni Settanta. L’ambiente ha pianta irregolare allungata lungo il cui perimetrosi aprono numerosi vani di svariate forme e dimensioni, utilizzati come altari o come cisterne. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel XIII secolo, la cripta ebbe nuova vita e venne decorata con affreschi di gusto tardo bizantineggiante di cui rimane un brandello raffigurante San Giovanni Battista. Vi si impiantò inoltre il culto della Santa Restituta di origine africana, le cui reliquie, giunte nell’isola già nel V secolo, furono raccolte in una olla di terracotta, rinvenuta nel ’600 durante gli scavi alla ricerca dei Corpi Santi. Agli inizi del XVII secolo, terminati i lavori di scavo, fu costruita un’edicola sacra in laterizio per ospitare il simulacro in marmo della Santa, a cui furono attribuite origini locali (Restituta cagliaritana, madre di Sant’Eusebio) e una piccola cripta destinata ad ospitare la cosiddetta colonna del martirio. Altri rudimentali altari furono costruiti a breve distanza: vennero realizzati in pietrame e malta e decorati nel frontespizio in pietra. Durante il secondo conflitto mondiale la cripta fu utilizzata come rifugio antiaereo e proprio davanti al suo ingresso il 17 febbraio 1943 le bombe fecero moltissime vittime, tra le quali l’artista Tarquinio Sini, abitante nel quartiere di Stampace.