Qualche cenno sull'argomento:

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Percorso 1 – Strada Reale

Il rifugio si sviluppa per circa 180 metri, lungo un asse parallelo ed equidistante dal viale Merello e dal viale Sant’Ignazio. L’ingresso principale era su via Don Bosco, in una parete di roccia di fronte alla quale, dall’altro lato della strada, attualmente sorge la ex clinica oculistica Maria Ausiliatrice. Alcuni corridoi trasversali rispetto all’asse principale del rifugio, lunghi mediamente qualche decina di metri, consentivano di accedere al rifugio non solo dall’ingresso principale, ma da altri ingressi posti in cortili privati di vie attigue. Attualmente questi ingressi risultano tutti obliterati. Per quasi tutta la lunghezza del tunnel sono presenti panchine con funzione di sedile addossate al muro su entrambi i lati. Lungo la galleria sono presenti, inoltre, 14 vani laterali, ad una distanza abbastanza costante fra loro, tutti sullo stesso lato, con lunghezza variabile tra i nove ed i tre metri. Il tunnel non nacque come rifugio di guerra durante la seconda guerra mondiale, ma faceva parte di una articolata serie di percorsi sotterranei ancora esistenti, con analoghe dimensioni e caratteristiche di scavo, che si distribuiscono lungo tutto il versante nord della città, dai bastioni di Buoncammino all’area del mercato di Via Pola, e che furono probabilmente realizzati nel 1700 dai Piemontesi all’ esterno delle mura per scopi militari, come vie di fuga o gallerie di contromina. Buona parte di questa preesistente rete di gallerie fu velocemente riadattata agli inizi del secondo conflitto mondiale come rifugio per la popolazione civile. Alla fine della guerra il tunnel venne dimenticato, ed i vari ingressi, compreso quello principale su via Don Bosco, murati. Ciò ha consentito di farlo pervenire quasi integro fino ai giorni nostri.