Qualche cenno sull'argomento:

Giungendo in città, a sinistra del ponte a tre arcate in trachite rossa, colpisce una lunga fila di strutture modulari che si specchia nelle acque del fiume Temo. Sono le antiche Conce, una serie di edifici a fronte continuo che risalgono alla prima metà dell’Ottocento. Presentano tetto a doppio spiovente e grandi finestre. Le costruzioni furono realizzate a ridosso del fiume che garantiva l’approvvigionamento di acqua salmastra, utile nella lavorazione delle pelli, ma anche sufficientemente lontane per evitare gli sgradevoli effluvi derivanti dai processi lavorativi. Sono un esempio di architettura proto-industriale, testimonianza di una tradizione antichissima e continuativa, che probabilmente affonda le sue radici nel neolitico. Alla semplicità dell’esterno corrispondeva l’organizzazione funzionale degli interni: due piani con soffitti in legno, collegati da scale e completati con macchine e arnesi per la lavorazione del pellame. Generalmente il piano superiore era riservato alle fasi di finitura di due particolari prodotti: la suola e la vacchetta – richiesti soprattutto a Cagliari dai legatori di libri. L’attività conciaria a Bosa fu fiorente per tutto l’Ottocento, con sistemi di produzione all’avanguardia, con esportazioni non solo in Italia ma anche all’estero e particolarmente in Francia. La tradizione risalirebbe almeno ai tempi dei Romani (alcuni scavi risalenti a quell’epoca hanno riportato alla luce, in località S’Abba Druche, alcune vasche) e sarebbe perdurata fino alla metà del Novecento quando l’ultima conceria chiuse definitivamente i battenti. Nel 1989 sono state dichiarate Monumento Nazionale con Decreto del Ministro per i Beni Culturali e Ambientali. In occasione della prima edizione di Monumenti Aperti a Bosa, l’Amministrazione comunale aprirà il Museo delle Conce, che è stato realizzato in una delle antiche Conce restaurata per questo scopo.