Qualche cenno sull'argomento:

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Percorso 1 – Strada Reale

Il colle di Tuvixeddu ospita quella che già nell’Ottocento era considerata la più vasta e significativa necropoli punica del Mediterraneo. Per quanto sia stata in seguito e a lungo danneggiata dalla coltivazione delle cave che rifornivano la cementeria, la necropoli conserva ancora gran parte della sua suggestiva estensione. La fascia digradante del colle rivolta verso la laguna, sulle cui sponde sorgeva la città dei vivi, è percorsa dal fitto succedersi dei tagli regolari delle sepolture, costituite da un pozzo di discesa, della profondità media di circa 3 metri, dal quale si accede alla vera e propria cella funeraria ricavata a monte al cui interno erano deposti uno o più defunti, accompagnati dal corredo (brocche, piatti, lucerne) e a volte da oggetti personali (scarabei, collane in pasta di vetro, amuleti di varia foggia). La porta della cella veniva poi chiusa da un lastrone di pietra ed il pozzo era riempito con il pietrame prodotto con lo scavo. Le tombe a pozzo furono in uso dal VI al III secolo a.C. In età romana una piccola parte dell’area fu per qualche tempo utilizzata per ricavare pietre da costruzione: la cava, di cui si vedono i tagli a gradoni ed i blocchi accatastati, fu più tardi, intorno al II secolo d.C., attraversata dal tracciato dell’acquedotto romano. Durante la seconda guerra mondiale ospitò molte persone che avevano perduto la casa per i bombardamenti, in uno stato di degrado che ebbe una lunga durata anche dopo la fine del conflitto. L’importanza scientifica della necropoli è emersa con particolare rilevanza per l’impulso dato alle ricerche da Antonio Taramelli, soprintendente alle antichità della Sardegna nel primo trentennio del secolo scorso, con lo scavo del Predio Ibba, il primo nella collina, ad essere condotto con rigorosi criteri scientifici su un’ampia superficie. Le indagini, effettuate nel 1908, interessarono 180 ipogei ubicati a monte dell’ex edificio scolastico, oggi adibito a sede della Circoscrizione. Restituì oltre 350 oggetti tra coroplastiche, ceramiche puniche e attiche, balsamari in pasta vitrea, piccoli contenitori in faÏence (particolare e raffinata ceramica invetriata) di produzione egizia, rasoi in bronzo, oreficerie, collane con vaghi in pastiglia e steatite, scarabei egittizzanti e di ispirazione ellenistica.