Una indagine firmata Intesa Sanpaolo per Bookcity afferma che durante il lockdown il digitale ha ricoperto un ruolo chiave nella fruizione culturale, sia per i ‘neofiti’, cioè coloro “che si sono avvicinati al mondo della cultura a partire dal lockdown”, sia per i fruitori abituali (“almeno 4 attività culturali al mese”).

Verranno presentate venerdì 13 novembre nell’ambito di Bookcity i risultati delle ricerche “I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini” e “Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19”, commissionate da Intesa Sanpaolo, che con i suoi musei e le attività di sostegno a progetti e istituzioni culturali è uno dei primi operatori del Paese,  per indagare l’impatto del lockdown sulla cultura italiana. Le ricerche sono state rese pubbliche come strumento di aiuto alle organizzazioni culturali impegnate a programmare la ripartenza.

Per i «neofiti» il lockdown è stato un momento di sperimentazione e scoperta, un’opportunità che ha semplificato e reso più accessibile la fruizione della cultura in qualunque momento (per il 68%) e in qualunque luogo (53%), nonché una condivisione familiare, capace di avvicinare i figli alla cultura per il 30%. Olrte naturalmente al vantaggio economico riconosciuto dal 50% degli interpellati.

Quando l’emergenza sanitaria finirà, si vorrà tornare ad una fruizione dal vivo: il pubblico più assiduo e appassionato non ha alcun dubbio a tal proposito. Sarà però necessario un ripensamento nell’organizzazione degli eventi culturali: la fruizione da vivo e da remoto dovranno integrarsi sempre più, ampliando e valorizzando ulteriormente i contenuti e le modalità di offerta culturale.

Il digitale può diventare un elemento di integrazione della fruizione in presenza, valorizzato il prima, il durante e il dopo dell’evento dal vivo, completandolo e arricchendolo con contenuti extra, digitali.

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