Il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, è la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro Dario Franceschini.

Anche Monumenti Aperti si unisce alle celebrazioni per ricordare i settecento anni dalla morte del poeta e lo fa rilanciando un ricordo che risale all’edizione 2018 della manifestazione, quando fu esposto nella Cappella della Biblioteca Universitaria di Cagliari il prezioso codice dantesco della “Divina Commedia” datato tra il sec. XIV-XV. Si tratta di uno degli oltre seicento esemplari di codici danteschi conosciuti. Il testo è arricchito da numerose miniature di svariati colori, in scrittura gotica libraria.

Sembra sorprendente l’idea di presentare al pubblico un libro che contiene la Divina Commedia di Dante Alighieri. Tutti noi l’abbiamo studiata e abbiamo sempre avuto e certamente abbiamo a casa una copia delle tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Ma forse non ci siamo mai chiesti come il testo di quest’opera straordinaria sia potuto arrivare sino a noi.
Dante Alighieri è vissuto dal 1265 al 1321.  Iniziò a scrivere la Commedia nel 1307 e la concluse circa 10 anni dopo.
Se noi pensiamo oggi a un poeta lo immaginiamo mentre scrive al computer, intervenendo poi sul testo, con correzioni e aggiunte. Ci sarà poi un editore che farà un lavoro di editing, che consiste in un lavoro di sistemazione del testo e se necessario ripulisce e poi lo manda in tipografia.
Così si è arrivati a oggi attraverso una lunga storia che passa per la scrittura a mano, e poi, dal 1455, dopo Gutemberg, alla composizione del testo con caratteri mobili, sino alla composizione digitale.
Quindi Dante scriveva a mano, pare che scrivesse lui direttamente i suoi testi (gli studiosi la chiamano autoscrittura), ma si usava anche dettare a uno e più amanuensi i propri testi.
Ma non esiste da nessuna parte al mondo il testo autografo delle opere di Dante.

Il codice della “Divina Commedia” custodita nella Biblioteca Universitaria di Cagliari è un’autentica rarità (sec. XIV-XV). Si tratta di uno degli oltre seicento esemplari di codici danteschi conosciuti, verosimilmente opera di un copista dell’area aretino-cortonese. L’esemplare è acefalo e mutilo di alcune carte, manca pertanto il primo canto dell’Inferno che inizia con il verso 22 del secondo canto, l’opera risulta lacunosa in più parti.
Il testo è disposto su una colonna, la scrittura è gotica libraria di transizione (come è stata definita dai paleografi). Il testo è arricchito da numerose miniature di svariati colori, valorizzate dalla brillantezza dell’oro zecchino.
La singolarità di questo codice è data dalla presenza nel testo di due terzine aggiunte e spurie, attribuibili a modifiche apportate successivamente; la prima alla fine del canto XXI e l’altra alla fine del canto XXIII dell’Inferno, si pensa siano da attribuire ai revisori e non all’estensore del codice.

Storia del manoscritto
Vergato da un copista aretino-cortonese della fine del XIV – inizi del XV secolo. Acquistato nel XVII secolo con somme del lascito Monserrat Rossellò dai gesuiti del Collegio di Santa Croce di Cagliari, confluito poi nella Biblioteca Universitaria di Cagliari.
c. 1r: “Codice di Dante legato essendo bibliotecario il prof. Spano. Il detto manoscritto è mancante nel principio ed in mezzo di qualche foglio. Principio del 22 verso del secondo canto sopra l’inferno, del 3 vi è solo la fine. La sua antichità lo mostra la natura dei caratteri del testo e dei glossatori, di più la memoria scritta in logudorese nella facciata al primo foglio per l’arrivo della principessa Ferrandis”.

I dettagli
La Commedia ci arriva attraverso un certo numero di copie scritte a mano. Copie di lusso, su pergamena o meno preziose su carta.
Gli inchiostri contenevano tutti gomma e potevano contenere noce di galla, vetriolo.
Quando usiamo i caratteri mobili o i programmi di scrittura digitale abbiamo la possibilità di scegliere tra diversi font (caratteri).  Questo succedeva anche con questi manoscritti.
Il carattere del nostro codice è il littera textualis, ottenuto con una penna a punta mozza a sinistra, il cui uso [Petrucci, pp. 13 – 14 ]*
Le lettere maiuscole che aprono i nuovi capitoli del nostro codice sono spesso grandi e ornate a colori e con motivi floreali, animali, persone.
Nel libro oltre alla colonna (unica in questo caso) che contiene il testo del poema dantesco, trovate altre scritture, le chiose, in caratteri diversi, che, come si faceva allora, contengono commenti, spiegazioni del testo.
Il libro che vediamo è arrivato in biblioteca universitaria con il fondo Rossello, che apparteneva al collegio gesuitico di Santa Croce in Castello. Ma qualcuno dice che potrebbe essere stato acquisito dopo.
La data desumibile del manoscritto viene indicata dal Prof. Paolo Maninchedda, ** che lo ho studiato a fondo, in un periodo che va dal 1380 a 1420. È stato restaurato a metà degli anni cinquanta.

Per completare la conoscenza del Codice potete leggere questi libri:

  • *Letteratura italiana: storia attraverso la scrittura, di Armando Petrucci.  Firenze Carocci, 2017 .
  • **Il testo della “Commedia” secondo il codice di Cagliari, di Paolo Maninchedda, con introduzione di Giovanni Pirodda. Roma, Bulzoni, 1990

Foto di Giuseppe Ungari