È stata presentata al Senato della Repubblica la candidatura transnazionale del Volontariato a bene immateriale dell’Umanità UNESCO.

Il volontariato è un’energia irrinunciabile della società, come ha ricordato pubblicamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e senza di esso non si sarebbe potuto far fronte alle emergenze generate dalla pandemia. Sono infatti 6,3 milioni i volontari attivi in Italia di cui 4,14 operativi in organizzazioni strutturati, una forza incredibile e motore autentico della nostra società. Una rete sociale animata da un volontariato esteso indispensabile per costruire quel cambiamento nelle priorità del nostro vivere civile per non farci trovare impreparati di fronte alle nuove domande sociali e per garantire la qualità della nostra democrazia sempre più bisognosa di un’educazione al bene comune.

La candidatura è sostenuta da un comitato promotore che include, oltre a VITA e al suo fondatore Riccardo Bonacina, diverse personalità del mondo del Terzo Settore, del giornalismo e del volontariato, nonché il Vicepresidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, che in occasione della sua adesione al Comitato, ricorda: «Con la presente intendo aderire al Comitato per il riconoscimento del volontariato come patrimonio immateriale dell’Unesco. Le persone che lo incarnano e le attività che esse svolgono portano in sé e fanno vivere principi fra i più essenziali per la convivenza e la collaborazione delle tante diversità che dovranno vivere insieme nel mondo che ci aspetta: il principio di solidarietà, nutrito dalla forte sensibilità per l’interesse altrui e la ricerca, su questa base, del bene comune. Ne abbiamo tutti bisogno».

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Il volontariato come bene comune, da tutelare e incrementare. L’appello all’Unesco per valorizzare il «bene comune» è solo il primo passo verso una società più inclusiva e più equa, che ponga le persone al centro.
La candidatura transnazionale all’Unesco del Volontariato come «bene immateriale dell’Umanità» è un appello che tocca il cuore delle sfide che attendono il Terzo settore nel prossimo futuro.

Riccardo Bonacina, Fondatore rivista Vita, ha spiegato come è nata la campagna. «Alla fine dello scorso anno, insieme agli amici di Padova Capitale del Volontariato europeo, abbiamo convenuto come il volontariato e la dimensione della gratuità fossero l’elemento che era riuscito a tenere insieme le persone nell’epoca del distanziamento. I mesi di pandemia ci hanno fatto capire poi come la gratuità non fosse un impegno del dopo lavoro, ma una qualità del gesto, dal panettiere al medico, dagli infermieri ai volontari».

Emanuele Alecci, Presidente Padova capitale europea del volontariato, ha spiegato il senso di questa proposta, partendo dal lavoro – durato tre anni – alla base di Padova Capitale Europea del Volontariato. Con la “scusa” di Padova, ha proseguito Alecci, si è presentata un’occasione unica: incontrare tantissime esperienze di volontariato, connetterle, tenerle in rete. Capirne le esigenze, le aspettative, le prospettive.

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