Sorse la terra di Palo sulle ultime propaggini della Murgia che digrada al mare, alla sommità di un colle alto 177 metri, donde l’occhio spazia per largo orizzonte di terra e di mare. I primi abitatori fissarono la loro dimora in cima al colle, perchè l’aria era più pura e più lontani gli stagni che a valle l’inquinavano. Dall’alto poi era agevole sorvegliare le mosse dei nemici, se mai dal mare o dai luoghi circostanti intendessero assalire la terra; più facile la difesa, più sicura a conservare l’indomita indipendenza. Il suo territorio si estendeva pressappoco come ora.
Don Felice Sblendorio, che ha il merito di aver tenute vive nel popolo le notizie più salienti della storia paesana, afferma che di Palo parla anche Tito Livio, ma a noi non è riuscito di accertare questa che pure sarebbe stata assai importante notizia. Comunque, basandoci sull’autorità di Plinio, possiamo dedurre che se egli potette menzionare questo nostro popolo, quando ne ha trascurati altri, è da credere che esso hai tempi di lui avesse una certa notorietà. E poichè i paesi non sorgono in breve giro di tempo, si può ritenere che l’esistenza di Palo sia di parecchi secoli anteriore a Plinio e per tanto coeva alle colonie della Magna Graecia.
Fin dal periodo greco, pero’, intorno alla città antica v’erano i diversi borghi dei Palionensi. Il sistema sparso, in uso nell’edilizia greco-latina, spiega nel territorio palese la larga zona archeologica nella quale erano sorti nuclei sparsi di abitanti che insieme formavano la colonia di Palo e la “Gens palionensis”. Se tutto, però, di questa vita e’ andato distrutto, il sottosuolo manda il grido degli evi travolti dal tempo, avendo pietosamente conservato per lungo ordine di secoli traccia di mura, case, di pozzi, e poi tombe, tombe e tombe dappertutto con vasi italo-greci, di rozza e di elegante fattura. Materiale che, per ignoranza e ingordigia, è andato distrutto e disperso e del poco che ne è avanzato nessuno ha curato di ordinare, collezionare, studiare. Sepolcri, vasi e monete di quell’età sono stati rinvenuti un po’ da per tutto, nel paese come nelle campagne. Palo, però, non fu colonia greca vera e propria, perchè verso la fine del III secolo a.C. la Peucetia rimaneva agli “italici indipendenti”. Tuttavia se rimase autonoma non potette sottrarsi ad avere con le colonie greche relazioni commerciali, onde lentamente andò penetrando la lingua greca fino a diventare lingua comune. (Dal sito istituzionale)

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