Terlizzi sorge, umile contado, sotto la spinta e l’incalzare delle invasioni barbariche intorno al V secolo d.C. e fa la sua prima apparizione storica documentata nell’ultimo scorcio del secolo VIII. I suoi primi secoli di storia sono caratterizzati da quelle stese intricate vicende che la storia dell’Apulia registra nel suo lungo periodo medioevale. Terlizzi viene coinvolta con le altre città limitrofe nelle tristi vicissitudini di una serie ininterrotta di guerra, saccheggi e capovolgimenti politici, seguendo l’incerto destino dei vari conquistatori prima e dei molti padroni poi. Si avvicendano così sulle nostre terre Longobardi e Bizantini, Saraceni e Normanni, venendo poi coinvolte nelle stesse lotte dinastiche e passando dagli Svevi agli Angioini e quindi agli Aragonesi, mentre già da tempo per le nostre martoriate popolazioni veniva aperto un nuovo capitolo di vessazioni e angherie, sottoposte come erano al sistema feudale introdotto in Puglia dai Normanni. Giacque così Terlizzi per lunghi secoli nella servitù sotto i dispotici feudatari, sballottata da una signoria all’altra. Dopo secoli di ininterrotte vicende luttuose, congiunte alle tremende calamità che afflissero nella seconda metà del ‘600, le nostre povere contrade, si apre finalmente uno spiraglio di luce nel buio della storia del nostro paese che, per mutate circostanze politiche, può aspirare a più umane condizioni di vita e, nella rinnovata fiducia, costruire il suo destino di popolo libero e civile.
Siamo ormai agli inizi del secolo XVIII giustamente definito il secolo d’oro della storia di Terlizzi. Questo secolo (…) è particolarmente interessante per i grandi avvenimenti di carattere politico, economico e religioso, che costituiscono i fattori determinanti del pieno sviluppo raggiunto dal nostro paese. Dopo essere passata dall’orbita del predominio degli Asburgo di Spagna in quella degli Asburgo d’Austria(1713), Terlizzi passa nuovamente sotto il predominio spagnolo, quando Don Carlos di Borbone, figlio di Filippo V, con la vittoria sugli Imperiali nella battaglia di Bitonto del 1734 e successivo trattato di Vienna (1735), sale sul trono di Napoli col nome di Carlo III. Il movimento riformatore che aveva già investito tutta la politica degli Stati italiani, fu messo in atto da questo giovane sovrano, che intese soprattutto accentuare l’autorità dello Stato di fronte agli abusi feudali (lo strapotere dei baroni) e ai privilegi ecclesiastici. (…) La politica innovatrice dell’assolutismo borbonico giovò, se non altro, a rompere i ceppi del servaggio feudale, esautorando baroni e feudatari e incoraggiando l’autonomia delle Università, cioè dei Comuni. Terlizzi poté avvantaggiarsi di questa politica, liberandosi finalmente dal regime feudale con la morte dell’ultima titolare del feudo, la principessa Eleonora del Giudice Caracciolo (1769).
Terlizzi poteva già essere annoverata tra le città libere del regno e posta sotto la diretta amministrazione regia sin dal giugno 1770. Di tanto privilegio ce ne fa fede l’epigrafe dettata dal sindaco dell’epoca Ferrante de Gemmis e fissa sulla facciata della millenaria torre normanna, per tramandare ai posteri il ricordo dello storico evento, e il severo monito ad apprezzare e difendere il grande dono della libertà. (…) Per il suo riscatto Terlizzi dovette sborsare, però, la vistosa somma di 100.000 ducati reperiti attraverso un prestito di un certo “sig. Gennaro Rossi, pubblico negoziate in quella capitale”, i cui interessi hanno gravato fortemente sul bilancio della nostra università. Al paese, comunque, ne derivò grande giovamento, perchè, divenuto arbitro del proprio destino, seppe costruire il suo progresso economico e sociale sotto la spinta di uomini capaci, tanto del ceto dei nobili che del ceto dei popolari. Cominciò così per Terlizzi un periodo di benessere, esteso a tute le classi dei cittadini, industriandosi tutti in nuove e ardite iniziative commerciali per il vantaggioso collocamento dei propri prodotti agricoli e artigianali. Questo incremento produttivo e relativo benessere si rivelo specialmente con la notevole espansione urbanistica. Si abbatterono le porte, dando una ventata di vita nuova alla città, furono colmati i fossi che cingevano le mura, venero tracciate fuori del centro storico le ariose e ampie vie nuove, furono costruiti nuovi palazzi signorili e case popolari a più piani in pietra viva locale, e il paese perdette completamente il suo aspetto medievale, assumendo quello di una città moderna. (Tratto da
G. Valente, Pagine di storia terlizzese. La chiesa e confraternita di S. Ignazio, Molfetta 1975, p. 15-20).

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