Monumenti aperti per chi Cantù non l’ha mai vista, per chi non ha provato meraviglia davanti al Cristo affrescato nel catino dell’abside di Galliano, la chiesa amata da Ariberto, il grande arcivescovo di Milano. Per chi non conosce il campanile di S. Paolo, così essenziale e ardito e le absidi romaniche di S. Teodoro, gli affreschi cinquecenteschi della Cappella di S. Maria e tutte le chiese dove sostare nella penombra e nel silenzio. Vale per chi non ha visto gli edifici sacri e i monasteri dove per secoli le monache, chiuse al mondo, pregavano per tutti.
Un tempo le mura circondavano il borgo, fatta eccezione per Galliano, mura possenti, con torri di guardia e la Porta Ferraia e le altre di cui si sono perse le tracce. Al centro la “Piazza Granda” dove oggi si brucia la Giubiana. È un luogo d’incontro da cui si può partire a veder ricche dimore, case segnate dal tempo e poi palazzi espositivi che conservano mobili preziosi e merletti pieni di leggerezza e di grazia. E poi ancora le belle Scuole di Via Andina così bianche, così luminose, così lineari e razionali, che appaiono quasi all’improvviso svoltando a metà del lungo Viale della Madonna.
I tesori di Cantù non sono facili da scoprire. In qualche punto della città, in qualche stradina silenziosa, in qualche angolo remoto o semplicemente ignorato si nascondono finestre ogivali, un piccolo museo d’arte sacra, un’antica farmacia, una Madonna col Bambino su una vecchia parete, il nastro di Moebius che incrocia le strade degli uomini e un antico caffè con il dolce di Cantù. Sono lì e aspettano. (a cura di Rosanna Moscatelli – Ass. Iubilantes)

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