Qualche cenno sull'argomento:

La Chiesa rurale di Santa Maria di Paradiso è realizzata su strutture di età romana; viene do- nata nel 1089 dal Giudice di Càlari, Costantino Salusio II, ai monaci Vittorini di Marsiglia, che la curano no ad abbandonarla attorno al 1180. La Chiesa cade più volte in rovina e viene più volte ricostruita, no a che, nel diciassettesimo secolo nel periodo della dominazione spagnola viene riedificata e dedicata a Nostra Signora di Monserrato.
La facciata dell’edificio è semplice, caratterizzata da un piatto terminale, in essa si apre centralmente un portale incorniciato anteceduto da due gradini, sormontato da una nicchia lunettata, nella quale si trova una piccola statua della Vergine. La parte alta del prospetto ha un oculo vetrato. L’interno della chiesa, semplice ed essenziale, è caratterizzato da un’aula mononavata. Illuminata da aperture finestrate disposte sui laterali muri perimetrali, presenta, una per parte, delle nicchie all’interno delle quali si trovano statue. Una terza di esse si trova a culminare l’altare, nella leggermente rialzata area presbiteriale. In essa è esposta l’antica e molto venerata statua della Vergine con Bambino.
A Vallermosa ogni anno l’8 settembre si celebra la Festa di Santa Maria nella sua Chiesa rurale, non lontano dall’abitato, caratterizzata il giorno precedente dalla processione con il simulacro della Santa dalla parrocchiale alle sua chiesa campestre, le cerimonie religiose, poi il rientro e la processione in direzione inversa, ed il giorno successivo la processione per le vie del paese.
La Chiesa di Santa Maria è stata costruita su un impianto termale facente parte di una villa di epoca romana, la costruzione attuale sfrutta infatti alcune delle murature originarie costruite presumibilmente tra il secondo ed il terzo secolo dopo Cristo, visti i confronti con altre strutture simili della Sardegna.
In seguito i resti delle antiche Terme Roma- ne sono andati in oblio, no al loro ritrova- mento, quando parte degli ambienti termali vengono scavati, con metodi sbrigativi, da un ecclesiastico locale, Antonino Figus, all’inizio degli anni ‘60 del Novecento. La tecnica per la costruzione utilizzata è quella tipica dell’E- tà Imperiale, caratterizzata dall’opus vittatum mixtum, nella quale una la di mattoni veniva alternata a una di tufelli. Si ritiene che in origine la struttura fosse coperta da una volta a botte. Il rifornimento idrico era effettuato utilizzando l’acqua di un vicino pozzo, mediante un sistema idraulico tuttora ben conservato, dotato di scarichi in tubi di terracotta. Sono ancora ben visibili l’apoditerium, ossia l’ambiente d’ingresso, ed il frigidarium, ossia il locale dotato di due vasche nelle quali era contenuta l’acqua fredda. Alla destra della Chiesa di Santa Maria, si vedono i basamenti che sostenevano l’intercapedine per il passaggio dell’aria calda, e la zona termale destinata al calidarium, ossia ai bagni caldi. Si conserva anche l’imboccatura del forno per il riscaldamento degli ambienti. A partire dal quarto secolo dopo Cristo, le terme vengono adibite a luogo di culto cristiano, sul quale verrà, in seguito, edficata la Chiesa. Nel 2000 un gruppo di archeologi e ricercatori ha compiuto scavi che hanno avviato la ricerca sulle origini della Chiesa, e recentemente è stato riportato alla luce un battistero a forma di conchiglia, provvisto di gradino per agevolare l’entrata in acqua dei battezzandi.