L’esteso giacimento carbonifero di Serbariu venne individuato nel lontano 1936 quando arrivarono 8 sonde alla ricerca di carbone. Il sito era ideale, la vicinanza al porto di Sant’Antioco avrebbe ridotto i tempi di trasporto. Furono realizzati due pozzi dotati dei macchinari più moderni, una grande centrale elettrica ed una moderna laveria; sorsero grandiosi magazzini, officine e depositi. A poco più di 1 Km stava nascendo la città di Carbonia. Durante la guerra le esportazioni diminuirono, sia per la scarsa richiesta, sia per la pericolosità dei trasporti navali. Dopo la guerra gli impianti, seppure in cattive condizioni, ripresero l’attività a pieno ritmo con risultati eccezionali che raggiunsero il massimo nel ’47. Durò poco, era cominciato il declino lento ma inesorabile. Si decise di lasciare in funzione una sola miniera, quella di Seruci; Serbariu divenne una miniera di riserva fino a quando fu definitivamente chiusa e abbandonata nel 1964. Gli operai rimasti per salvare il posto di lavoro chiesero e ottennero il passaggio all’Enel con durissime lotte. Pian piano l’incuria degli uomini e l’azione del tempo daranno alla miniera un’immagine di degrado e di totale abbandono. Oggi il sito è stato recuperato e ristrutturato a fini culturali, museali e didattici. Sono fruibili gli edifici e le strutture minerarie che costituiscono il Museo del Carbone: l’esterno della miniera con la locomotiva d’epoca FMS 101 Breda, pozzo sud, la sala argani e la lampisteria, divenuta sede dell’esposizione permanente sulla storia del carbone e della città.