Qualche cenno sull'argomento:

Alla vitalità della vicina chiesa intitolata a San Basilio va ricondotta probabilmente la motivazione della costruzione post-medievale del mulino, che serviva principalmente all’irrigazione dei campi e all’abbeveramento degli animali appartenenti alla chiesa.
Le fonti orali del paese narrano che questo mulino venisse utilizzato no ai primi anni del ‘900 come mulino a trazione animale. Si racconta che l’acqua veniva attinta tramite una ruota di legno (la noria) attorno a cui stava una corda fatta con rami di mirto o di oleastro intrecciati; alla corda venivano legati recipienti di terracotta (is tuvus) e un asinello bendato faceva girare la ruota in modo che i recipienti legati alla fune scendessero in una delle due bocche del pozzo e risalissero, colmi d’acqua, dall’altra bocca. L’acqua veniva poi convogliata nei vari vasconi, in alcuni dei quali si abbeverava il bestiame. Dalle grandi vasche l’acqua defluiva poi nelle piccole vaschette laterali che venivano utilizzate per il lavaggio dei tessuti. Tuttavia, il fatto che nelle vicinanze esistesse una gora “Su Mulinu” (segnalata in antiche carte catastali), induce a pensare che l’acqua venisse deviata da un corso d’acqua per farla giungere al mulino. E’ dunque plausibile che questo mulino, almeno inizialmente, fosse del tipo idraulico e che in seguito sia stato modificato in mola asinaria, così come avveniva soprattutto nel Campidano no alla metà del ‘900.