Tracce e testimonianze di beni culturali nel vissuto quotidiano

Si intitola Tracce e testimonianze di beni culturali nel vissuto quotidiano il ciclo di quattro incontri in programma all’EXMA di Cagliari dal 4 marzo al 10 aprile, organizzato dalla ONLUS Imago Mundi in collaborazione con l’Istituto Gramsci della Sardegna. L’iniziativa si inserisce nelle attività previste in preparazione della ventitreesima edizione di Monumenti Aperti per offrire momenti di riflessione sui temi e sugli argomenti caratteristici della manifestazione.

Quattro gli appuntamenti in calendario, che vedranno impegnati storici della filosofia, etnomusicologi, geografi e esperti di toponomastica.

Oltre la tradizionale visione umanistica, il tema scelto intende affrontare il racconto dei beni culturali attraverso un nuovo approccio secondo il quale questi possono essere individuati anche in una molteplicità di testimonianze, di artefatti, di ambienti e di contesti, materiali e immateriali tipici del vivere quotidiano.

Tutti gli incontri si terranno a Cagliari, con ingresso gratuito, nella sala conferenze dell’EXMA di via San Lucifero, con inizio alle ore 16.30.

Si inizia lunedì 4 marzo con lo storico della cultura Giancarlo Nonnoi. In Cimeli scientifici e memorie del tempo, questo il titolo del suo intervento, Nonnoi ha affrontato il tema della natura del patrimonio storico-scientifico della Sardegna, del suo  valore culturale e del suo intreccio con la storia intellettuale e politica delle popolazioni dell’isola. Nonnoi ha insegnato, per circa quarant’anni, Storia della filosofia moderna e Storia della scienza nella Facoltà di Studi umanistici dell’Università di Cagliari, ed è stato in più occasioni visiting professor presso atenei e istituzioni scientifiche straniere.
Il Professore ha affrontato le problematiche connesse alla sua identificazione, al suo repertoriamento e alla valorizzazione di un corpus di conoscenze e saperi spesso sottovalutato o ignorato da parte degli stessi specialisti di cose sarde. In questa chiave e in modalità interattiva verrà esplorata la biblioteca digitale sardoa d-library. Una infrastruttura di servizio e di valorizzazione unica nel suo genere, frutto di un progetto scientifico pluriennale, grazie al quale, attraverso un repository ad hoc, è stata creata una prima base documentale online e ad accesso libero delle testimonianze e degli apporti tecnici e scientifici che hanno avuto come riferimento e protagonista la nostra l’isola. Ad esemplificazione delle potenzialità conoscitive e formative di sardoa d-library verranno inoltre rievocati alcuni momenti e prodotti realizzati nell’ambito del progetto MIUR (2017) “COCCODRILLI, SQUALI e TARTARUGHE: storie di fossili nell’area urbana di Cagliari”. Un’esperienza originale di esplorazione e conoscenza del territorio e del tempo profondo della sua storia naturale. Un percorso di ricerca e creatività che può essere preso ad esempio di buona pratica di collaborazione tra scuola secondaria superiore e università e di alternanza scuola-lavoro.

Lunedì 4 marzo – lo storico Giancarlo Nonnoi
in Cimeli scientifici e memorie del tempo
GUARDA IL VIDEO

Cosa vuole dire patrimonio musicale? È possibile valorizzare e salvaguardare una musica? E, se sì, perché e a che pro?
Da queste domande muove l’intervento dell’etnomusicologo Ignazio Macchiarella impegnato in una conferenza dal titolo Patrimonializzare l’effimero. Esperienze di ricerca in Sardegna in programma mercoledì 13 marzo. Professore ordinario presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari Ignazio Macchiarella insegna Etnomusicologia e musiche popolari contemporanee, Civiltà musicali del Mediterraneo e Musica e comunicazione interculturale. Sulla base di una lunga esperienza di ricerca, il seminario vuole discutere scientificamente di alcune questioni che troppo spesso vengono date per scontate, ragionando altresì di archivi sonori, di programmi e proclamazioni Unesco, dell’illusione di poter padroneggiare il tempo attraverso la musica, di creatività musicali contemporanee, e di altro ancora…

Mercoledì 13 marzo – l’etnomusicologo Ignazio Macchiarella
in Patrimonializzare l’effimero – Esperienze di ricerca in Sardegna
GUARDA IL VIDEO

Terzo appuntamento mercoledì 20 marzo con il geografo Marcello Tanca, docente di Geografia regionale presso la Facoltà di Studi Umanistici di Cagliari, e Politica dell’Ambiente nel Corso di Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio presso l’ Università degli Studi di Milano. Titolo del suo intervento è A cosa pensiamo quando parliamo di paesaggio? Dove si parlerà del ruolo della geografia all’interno delle dinamiche culturali della modernità e della funzione del paesaggio come indicatore di un rapporto positivo e attivo tra il territorio e i suoi abitanti.
Nel corso dell’incontro verrà affrontato il tema del paesaggio partendo dalla constatazione che questo termine, come osserva tra gli altri lo studioso francese Michel Collot, è oggetto al giorno d’oggi «di un rinnovato interesse in tutti i campi della vita sociale, intellettuale, letteraria e artistica». Questo fenomeno, testimoniato negli ultimi anni dalla produzione incessante di atti di convegni, saggi scientifici, articoli di giornale ecc. dedicati al tema impregna i nostri discorsi una maniera tale che non ha eguali in nessun altro momento storico – dando così ragione ad Augustin Berque quando in La pensée paysagère afferma che «Non si è mai parlato così tanto di paesaggio come nella nostra epoca, non si sono mai avuti così tanti paesaggisti (vale a dire professionisti della pianificazione paesaggistica), non si sono mai pubblicati così tanti libri di riflessione sul paesaggio». L’effetto più immediato di questo nuovo corso non è costituito solo da una più frequente ricorrenza del termine “paesaggio” nei discorsi degli studiosi (specie di quelli appartenenti a comunità scientifiche un tempo impermeabili al suo utilizzo), in ultima analisi al fatto che se ne parla tanto (troppo o troppo poco a seconda dei gusti); quanto dalla tendenza, viepiù accentuata, a ragionare in termini paesaggistici ossia a utilizzare il paesaggio per sintetizzare in un’unica formula al tempo stesso allusiva e concreta un insieme piuttosto variegato di fenomeni, processi e questioni di ordine politico, estetico, morale, ambientale, culturale o tecnologico. Questa nozione funge così da metafora, simbolo, medium, indicatore o veicolo di particolari inquietudini, tensioni e interrogativi di natura sociale, politica, ambientale o estetica, alimentando un dibattito inter- e transdisciplinare
La domanda che dobbiamo farci è: come siamo arrivati a questo punto? Una possibile risposta è che per capire il percorso che ci ha portati fino a qui è necessario fare l’archeologia del discorso paesaggistico.

Mercoledì 20 marzo – il geografo Marcello Tanca
in A cosa pensiamo quando parliamo di paesaggio? 
GUARDA IL VIDEO

Si chiude mercoledì 10 aprile con la toponomasta femminile Agnese Onnis e con Maria Carmen Sulis relatrici dell’intervento Le strade delle donne. La Onnis dal 2012 è referente regionale dell’associazione nazionale Toponomastica femminile. In collaborazione con WikiDonne, è redattrice di diversi profili e ritratti biografici di alcune protagoniste italiane e straniere della Storia delle donne.
Il tema proposto è la lettura integrata della toponomastica cittadina. I nomi delle vie sono un punto di riferimento spaziale indispensabile quando si ha necessità di “trovare la strada”, quando si cammina a piedi o in auto. Ma, al di là di queste funzioni d’uso, i nomi dei luoghi contengono in se stessi molto di più: sono carichi di significati culturali, storici, simbolici, non meno che esperenziali. La toponomastica femminile, attraverso uno sguardo rinnovato diretto alle connotazioni della rete viaria cittadina, ha l’obiettivo di documentare la presenza, la consistenza e la distribuzione delle figure femminili nel tessuto toponomastico urbano, e in tal modo promuovere una percorrenza trasversale della storia delle città, dei comuni e della geografia politica. Le intitolazioni divengono così, sia per le passate che per le nuove generazioni, fonti storiche implicite ed esplicite di un percorso culturale e sociale a più livelli. Sebbene non poche donne abbiano attraversato da protagoniste al pari degli uomini gli eventi storici e culturali più significativi della storia umana, le strade e le piazze raccontano di uomini illustri ma ben più raramente danno testimonianza di donne altrettanto famose. Le scienziate più insigni, ad eccezione di quelle poche alle quali fu conferito il premio Nobel, le riformatrici, le scrittrici, le giuriste, le letterate, le architette, le ingegnere e le storiche sono pressoché assenti, non solo nelle intitolazioni, ma soprattutto nella memoria collettiva.

Mercoledì 10 aprile – le toponomaste femminili Agnese Onnis Maria Carmen Sulis
in Le strade delle donne
GUARDA IL VIDEO