Sulla cima di una collina ripida nella parte finale. È questo il primo impatto su Osilo. Dalla cima si comprende perché alla metà del Duecento, i Malaspina, famiglia proveniente dalla Lunigiana, costruirono un castello sfruttando i resti di alcune costruzioni più antiche di età romana. Preferirono questa collina, la più esterna della catena del Tuffudesu, perché non era importante quello che si vedeva dal castello, ma da dove era vista la fortificazione. E la visione migliore è dal fondo della valle e lungo le strade che conducevano a Sassari dove era presente il primo villaggio di Ogosilo attorno alla piccola chiesa di S. Barbara (oggi S. Giovanni). I Malaspina costruirono il castello quando il destino del Giudicato di Torres era oramai segnato e quando altre famiglie signorili, i Doria, si stavano già spartendo il territorio attorno alla nuova entità comunale di Sassari. Sulla cima i signori impostarono un nuovo modo di abitare ma si conservò il nome del villaggio più antico. La forma signorile dell’abitato è ancora conservata nell’organizzazione delle strade del centro storico che rappresentano autonome linee di difesa della fortificazione. E più in alto il castello, con una pianta a forma di trapezio e un’ampiezza di quasi mille metri quadrati. La prima testimonianza documentaria del castello è contenuta negli Statuti di Sassari (databili post 1272). La gran parte delle informazioni sul castello riguarda il periodo successivo al dominio dei marchesi dato che nel 1326, a seguito di una fase di duro scontro con i gli Aragonesi, furono costretti a cederne il controllo al re catalano. Ma oramai si era affermato il nuovo centro di Osilo quale centro di coordinamento territoriale confermato nel 1343 con la creazione dell’omonima ‘baronia’ che comprendeva i tre distretti di Montes, Figulinas e Coros, affidati al governo di un vicario regio. La leadership di Osilo si perpetuò anche nella successiva fase feudale segnata dalla signoria dei De Ҫentelles, che posero nel borgo fortificato il capoluogo di una delle loro vaste pertinenze territoriali. Fuori dalle mura, oltre l’attuale via Sanna Tolu, la chiesa dedicata a alla Vergine (Immacolata). È in questa stessa chiesa che diversi secoli dopo, nel 1772 nascerà la Collegiata, cioè l’unione in capitolo dei sacerdoti. L’istituzione, che rimase sino al 1872, rappresentò il traguardo di un lungo processo economico e divenne stimolo per la costruzione e abbellimento delle altre chiese. Nel territorio se ne contavano oltre quaranta nella prima metà del XIX secolo.

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