Negli anni Venti e Trenta dello scorso secolo la città di Como visse una stagione davvero unica, grazie ad un gruppo di giovani e un po’ meno giovani ad essa variamente legati. Alcuni nomi: Giuseppe Terragni, Pietro Lingeri, Cesare Cattaneo, Attilio Terragni, Luigi Zuccoli, Luigi Origoni, Augusto Magnaghi Delfino, Mario Terzaghi, Gianni Mantero, ecc.

Erano architetti e ingegneri, artisti e tecnici, eredi, in un certo senso, dell’antica tradizione dei “Magistri Comacini”. Ma guardavano con grande interesse alle nuove esperienze di quell’architettura europea, soprattutto tedesca, olandese e francese, chiamata ormai “razionalista”: essenziale, funzionale, tecnologica, ovvero capace di realizzare e costruire ciò che realmente serve alle persone e capace di dare risposte logiche e tecnologicamente innovative – moderne, appunto – alle necessità concrete del vivere. Non solo nella progettazione degli edifici – che pensavano come un unicum, compresi dettagli tecnologici, materiali, finiture, decori, arredi e complementi di arredo, già con le modalità e gli obiettivi dei moderni designer – ma anche nella progettazione della città.

E fu così che a Como, pur nei contrasti e nelle bufere di quel periodo storico segnato dal regime fascista e da incombenti scenari di guerra, essi, superate le visioni futuriste di una “città nuova”, mai realizzata, seppero dare forma concreta al sogno di una “città moderna”, rispondente a criteri di essenzialità, funzionalità, razionalità… E seppero dare a Como un respiro davvero europeo, internazionale, inserendola di fatto nel vasto movimento dell’architettura “razionalista”.

Questa “strana” edizione di Monumenti Aperti è dedicata appunto alla scoperta dei più importanti e significativi monumenti dell’architettura razionalista in città, per far conoscere meglio un’esperienza la cui valenza supera ampiamente i confini del territorio comasco, e per farci comprendere lo straordinario «spirito di modernità» che l’ha animata, senza perdere mai di vista la grande attenzione alle istanze sociali ed economiche di una comunità ormai in piena industrializzazione.

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