Ardauli ha una limitata estensione territoriale (20 Km) e, parallelamente, un abitato abbastanza esteso nonostante la sua attuale piccola popolazione.
Tra gli anni 50 e 60 il paese contava più di 2000 abitanti; oggi si contano meno di 750 persone residenti.
Questo andamento demografico riflette i movimenti migratori che hanno portato gli ardaulesi, dal dopoguerra principalmente verso le miniere del Belgio – ma anche del Sulcis – Iglesiente- e le economie in fermento della Francia e della Svizzera. Successivamente l’obiettivo migratorio si è spostato verso il nord Italia.
L’emigrazione ha avuto come risultato senz’altro un miglioramento della condizione economica della popolazione ma ha anche determinato lo stravolgimento o comunque una profonda modificazione delle abitazioni e del centro abitato. Il Centro storico di Ardauli conserva ormai poche abitazioni tipiche integre o comunque restaurate da cittadini sensibili; in alcune vie sono presenti alcune belle case tradizionali scampate all’ammodernamento.
In questo contesto spiccano le bellissime chiese presenti nel centro urbano, la Chiesa Parrocchiale dedicata a Nostra Sennora de Bonucaminu del XVII secolo e la Chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, più antica risalente al XII secolo. Nella piazza San Damiano si affaccia il bel palazzetto padronale conosciuto come Casa Tatti che ospita la raccolta etnografica “Le cose della vita”. Oltre alla collezione di strumenti alloggiati all’interno delle ex stalle, nel bel cortile sono presenti testimonianze funerarie di periodo romano e di periodo alto medioevale. Sempre nel cortile è collocata una vasca di pigiatura dell’uva, testimonianza dell’economia agricola del paese. Lo sguardo al contesto abitativo, alle chiese e ai reperti presenti nel museo e il museo stesso rendono l’idea di quanto la pietra abbia condizionato la vita degli abitanti di Ardauli. E infatti gli altri monumenti sono rappresentati da Culunzu Pertuntu, che è un monumento naturale costituito da un grosso pilastro di pietra perforato nella parte media. Attorno ad esso sono visibili lungo il bordo della collina, rocce variamente modellate dal vento e dalle intemperie.
Vicino a questa roccia, che presenta anche traccia di domus de janas, parte un sentiero che porta ad una fontana costituita da diverse vasche intercomunicanti ottenute dalla escavazione di grossi macigni di pietra. Queste vasche raccolgono l’acqua che esce da un frontalino sapientemente modellato dalla roccia. Si tratta della Fontana di Paniga, bel monumento che ricorda il duro e paziente lavoro dell’ardaulese antico ed esempio di altre strutture analoghe dislocate nella campagna ardaulese.
Tornando indietro si imbocca un sentiero che rapidamente scende verso il torrente sottostante attraverso una scala scavata nella roccia chiamata S’Iscala ‘e su para, altro monumento ma in questo caso prodotto dall’uomo. Giunti in fondo, un piccolo sentiero conduce alle rovine del vecchio mulino ad acqua azionato dalla corrente del torrente.
Un altro importante monumento oggetto di visita è la Domus de Janas di Mrandas che dallo scorso anno è diventata sito Unesco.