Qualche cenno sull'argomento:

La Chiesa di Sant’Efisio, inizialmente dedicata ai SS. Efisio e Sebastiano, fu costruita a partire dal 1728 grazie ad un lascito della benefattrice quartese Maria Piras, anche se alcuni riferimenti fanno supporre la sua esistenza già in epoca medioevale. Con la costruzione della chiesa settecentesca vennero anche realizzate le strade di collegamento, rinominate nel ‘900 via Garibaldi e via Martini. Sant’Efisio si affaccia sulla piazza omonima, i muri perimetrali dei lati destro e sinistro danno rispettivamente sulle vie XX Settembre e Garibaldi mentre il prospetto posteriore è nascosto da costruzioni che vi si addossano e che confluiscono nella piazza del mercato, Sa Perda Mulla. L’edificio, caratterizzato da una semplicità di linee e da uno stile tardo seicentesco, è simile ad altre chiese minori realizzate all’epoca in Sardegna e si presenta, nonostante gli interventi di rimaneggiamento documentati nel corso della sua esistenza, sostanzialmente prossimo all’impianto originario. Realizzata con pietrame in arenaria e mattoni in terra cruda (ladiri) la struttura ha una pianta rettangolare e i prospetti laterali sono sostenuti da contrafforti obliqui. In facciata, il portale rettangolare è sormontato da un oculo con cornice modanata e, in asse, sulla sommità, un campanile a vela doppia alleggerisce l’aspetto sobrio dell’edificio. All’interno la chiesa ha un’unica navata coperta da una volta a botte, scandita da archi a tutto sesto. Sull’aula si affacciano due cappelle realizzate in tempi diversi ed il presbiterio è coperto da una cupola ottagonale che poggia su un tamburo quadrato. Tra gli arredi ancora presenti nell’edificio si segnalano una campana datata 1717, un pulpito ligneo ottocentesco di fattura locale e un gruppo scultoreo in legno policromo risalente al primo decennio del 1800, raffigurante S. Bonaventura e, ai suoi piedi, due figurine incappucciate che rappresentano la confraternita di Sant’Efisio, costituita il 24 dicembre 1802. Infine, è di qualche interesse un olio su tela ottocentesco dipinto da un pittore popolaresco che raffigura la Vergine del fulmine che protegge dall’alto, con il suo mantello azzurro, il sottostante villaggio di Quartu minacciato da un rovinoso temporale.