Project Description

Ascolta il suono del tramonto e il vento dell’ovest. L’eredità del nostro passato racconta una storia di riti e credenze legata al passaggio: strutture maestose e cunicoli sotterranei nell’aldilà, narrano di memorie sociali e individuali immortalate per l’eternità. respira il profumo dell’incenso e la sacralità delle libagioni rituali, per esperienze di rigenerazione e rinascita che rimangono impresse nel profondo.

L’impianto funerario di età punica al momento del suo massimo sviluppo doveva avere una superficie di circa 10 ettari ed oltre un migliaio di tombe a camera sotterranee.
Il settore situato presso la località Is Pirixeddus è stato fortunatamente sottratto all’urbanizzazione contemporanea. Da qui proviene la maggioranza delle nostre conoscenze sulla necropoli punica sulcitana, grazie all’indagine di oltre cinquanta ipogei.
Gli ipogei sono degli spazi sotterranei scavati adattando la loro disposizione e il loro orientamento alla conformazione naturale della roccia. Aperture rettangolari ricavate nella riolite grigio chiara conducono ad alti dromoi, dei “corridoi” scalinati di discesa alla camera funeraria sotterranea, fulcro del rituale di passaggio. L’ambiente ipogeo era di norma una stanza di forma quadrata o trapezoidale, strutturata come spazio unitario o dotata di tramezzo o pilastro centrale che divide la camera in due grandi e distinti spazi. Le pareti erano di norma dotate di nicchie rettangolari, in rari casi invece sono attestate articolazioni architettoniche peculiari, con sarcofagi scavati nella roccia oppure inconsuete camere multiple.
Il defunto inumato veniva calato nella camera e adagiato su un sarcofago o su una semplice tavola lignea, accompagnato da oggetti che lo condurranno ritualmente nell’aldilà, adagiati presso i piedi, la testa, sul coperchio del sarcofago o nelle nicchie delle pareti.
Al termine delle cerimonie per la deposizione, la camera veniva sigillata generalmente con un portellone di pietra o con dei mattoni crudi per essere riaperta periodicamente. All’esterno del sepolcro venivano celebrati rituali post mortem attraverso la rottura rituale di vasetti portaunguenti o doppie patere nel dromos, forse per attenuare le esalazioni della morte.
Gli ipogei potevano ospitare al loro interno un numero variabile di individui, riconducibili a gruppi familiari o socialmente vincolati, deposti per numerose generazioni con un utilizzo continuativo delle camere.