II Museo archeologico di Teti nasce come museo comprensoriale, destinato ad ospitare i materiali rinvenuti nel territorio del comprensorio N. 12, che nella regione Barbagia-Mandrolisai, abbraccia i comuni di Aritzo, Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri, Ovodda, Sórgono, Teti, Tiana, Tonara. La scelta della sede del museo a Teti nasce da lontane ragioni strettamente archeologiche e dalla giusta risposta dell’Amministrazione locale, che volendo perseguire una politica di recupero e di valorizzazione del territorio, ha riconosciuto un ruolo importante all’archeologia, promuovendo la nascita di una struttura museale, che servisse come punto di raccolta del proprio patrimonio archeologico e del circostante territorio. Il mese di settembre 1865 segna l’ingresso di Teti nelle cronache di archeologia, che raccontano di un ragazzo, ispirato da sogni ricorrenti, il quale convinse alcuni contadini ad effettuare scavi nella località Abini nel punto dove affiorano resti di un antico edificio. Lo scavo portò alla luce un deposito di oggetti votivi in bronzo contenuti in una cista litica. Il luogo del rinvenimento chiamato «Sa badde de sa domo» o «Sa badde de sa bidda», aveva una fama sinistra, era indicato infatti come sede di spiriti maligni e tale fama, trasformata nella tradizione orale, fece diventare, con il passare del tempo, la storia del rinvenimento, quasi una leggenda. L’edificio del museo, realizzato ex novo con finanziamenti regionali, ha un’architettura moderna e si compone di due corpi ottagonali allungati, di grandezze diverse, raccordati esternamente, nei lati più lunghi, da una rampa di scale. L’esposizione museale si sviluppa a partire dalle grandi carte del territorio facente parte del Comprensorio
Comunitario n. 12, nella quale vengono indicati i siti più noti che hanno restituito testimonianze di epoche diverse, con una particolare abbondanza di dati relativi ai comuni del Comprensorio.