L’edificio risale ai primi anni del ‘900 e apparteneva alla famiglia Carboni. Il palazzetto si sviluppa su tre livelli e venne progettato con dimensioni rilevanti, rispondendo alle esigenze abitative e lavorative della famiglia, dedita al commercio. Francesco esercitava, in particolare, il commercio di pellami: acquistava le pelli dai rivenditori locali e le trasportava alle concerie di Bosa per la lavorazione. Maria Vacca, la moglie, gestiva un’attività commerciale all’interno della casa e si dedicava anche alla raccolta e alla lavorazione della purpurea, pianta officinale di grande valore farmacologico. Al piano terra dell’abitazione si svolgevano la produzione di candele e la tessitura dei tappeti, attività artigianali di grande importanza nella cultura locale; il telaio e gli strumenti per la lavorazione delle candele sono oggi esposti nel museo. In un altro locale dello stesso livello venne inoltre installato il primo telefono pubblico del paese, elemento che testimonia il ruolo innovativo e centrale della casa nella vita comunitaria.