Fontanile di Reinamare

Il fontanile di Reinamare è una piccola architettura dell’acqua costruita nel 1904 lungo l’antica strada che collegava Monteleone Rocca Doria a Villanova Monteleone, in un’area un tempo caratterizzata da pascoli, campi coltivati e sorgenti vicine al fiume Temo. Realizzato con grandi blocchi di calcare locale e rifinito da una cornice in trachite rossa, rappresenta una testimonianza della cultura materiale e della capacità costruttiva delle comunità rurali del primo Novecento.
Per decenni il fontanile fu un punto di riferimento per la vita quotidiana del territorio: qui i pastori abbeveravano gli animali, i viandanti sostavano durante il cammino e gli abitanti si rifornivano d’acqua. Davanti alla parete principale erano presenti lunghe vasche-abbeveratoio alimentate dalla sorgente attraverso tubature metalliche, ancora oggi in parte visibili.
Con la realizzazione della diga dell’Alto Temo, entrata in funzione nel 1984, il paesaggio della valle cambiò profondamente e il fontanile venne inglobato nel bacino artificiale del lago. Oggi riemerge solo nei periodi di secca, mentre durante le piene rimane sommerso. Questa continua alternanza tra immersione ed esposizione ha accelerato il degrado della struttura, interessata dall’erosione dell’acqua e dalla crescita della vegetazione spontanea.
Il Comune di Monteleone Rocca Doria ha avviato un progetto di recupero e ricollocazione del monumento, con l’obiettivo di salvaguardare questo piccolo ma prezioso frammento della memoria storica del territorio.

La storia
Per capire l’importanza di un fontanile bisogna pensare al passato: prima dell’acqua corrente nelle
case, ogni paese viveva intorno alle sue fontane. A Monteleone Rocca Doria, oltre alle sorgenti del
paese alto (la Fontana Vecchia, la sorgente della Porta Fontana), c’erano altre piccole fonti distribuite
nel territorio agricolo. Il fontanile di Reinamare è una di queste: è stato costruito nel 1904 lungo la
strada che portava a Villanova Monteleone, in una zona di pascoli e di campi vicini al fiume Temo.
La sua data è incisa direttamente sui blocchi di pietra: «1904». È il segno che, all’inizio del Novecento,
la comunità sapeva ancora costruire opere pubbliche con materiali del territorio: il calcare delle cave
locali per i blocchi, e la trachite rossa per la cornice di copertura.
Per ottant’anni il fontanile fu un punto di riferimento: i pastori si fermavano ad abbeverare gli animali,
le persone riempivano le brocche, i camminatori riposavano all’ombra. Nel 1984 entrò in funzione la
diga dell’Alto Temo: la valle si è trasformata in un grande bacino artificiale, il livello dell’acqua si è
alzato e il fontanile è finito sotto la riva del lago. Da allora non viene più utilizzato e il suo ricordo vive
nei racconti degli abitanti.

Descrizione
Il fontanile è una piccola opera muraria a sviluppo orizzontale. La parete di fondo è costruita con
grandi blocchi di calcare, lavorati a vista, di colore chiaro: la stessa pietra che si estraeva nelle cave di
Monteleone. Sopra la parete corre una cornice in trachite di colore rosso scuro: una scelta tipica
dell’architettura sarda di fine Ottocento e inizio Novecento, perché la trachite è dura, resistente
all’acqua e dà al manufatto un aspetto solido ed elegante.
Davanti alla parete c’erano (e in parte si vedono ancora) gli abbeveratoi, cioè le vasche allungate
scavate o composte con grossi pezzi di pietra, dove gli animali bevevano. Vicino agli abbeveratoi
spuntano alcune tubature in metallo, oggi arrugginite, che portavano l’acqua dalla sorgente alle bocche
del fontanile.
Le tracce di degrado raccontano la fatica del fontanile: i blocchi non sono più perfettamente uniti,
alcune fughe si sono aperte, la malta in molte parti si è sbriciolata e nelle stagioni in cui il fontanile
riemerge dall’acqua, le piante infestanti e gli arbusti spaccano lentamente la struttura. Per questo è
stata pensata l’operazione di salvataggio.

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