La necropoli punica di Monte Luna è stata oggetto, tra la fine degli anni ’70 e primi anni ’80, di una serie di campagne di scavo, che hanno messo in luce 120 tombe, la maggior parte delle quali a camera ipogeica. I pozzi d’accesso ai sepolcri, profondi da uno a sei metri, si aprono su camere singole o geminate, che hanno restituito tracce di intonaco con decorazione a fasce o a festoni in pittura rossa. Queste specificità tipologiche hanno puntuali riscontri con numerosi centri punici dell’Occidente Mediterraneo, i quali, pur caratterizzati da differenti peculiarità, risentono nel corso del V e del IV secolo a.C. della forte influenza esercitata da Cartagine. Gli scavi hanno portato in luce interessanti e ricchi corredi, nei quali le forme vascolari e gli oggetti d’ornamento testimoniano, come in altri centri dell’Isola, i numerosi contatti culturali e commerciali con le genti greche sia delle colonie d’Occidente che della Madre Patria. Sono state rinvenute anfore commerciali e domestiche, brocche, coppe, piatti, lucerne e unguentari. Numerosi sono i monili in oro, argento e bronzo di pregevole fattura, così come le collane e gli amuleti realizzati in diaspro, pietra dura, avorio e pasta vitrea. Bellissimi gli scarabei, la maggior parte dei quali di produzione tharrense, con incise sulla base immagini divine egittizzanti o eroi della tradizione greca. Alla inumazione in camera ipogeica si affianca e si sostituisce tra la fine del IV e il III secolo a.C. la realizzazione di sepolcri a fossa terragna e la deposizione in urne fittili, con prevalenza del rito della incinerazione. Il mutare delle consuetudini funerarie è testimonianza della incipiente romanizzazione dell’area, che riconduce le vicissitudini dell’abitato di Santu Teru ai coevi centri dell’intera Sardegna.